Non si può non riconoscere a Pietrangelo Buttafuoco quell’onestà intellettuale che oggi appare sempre più come una virtù rarissima, ormai disertata dai più. In qualità di direttore della Biennale di Venezia, Buttafuoco ha difeso con fermezza la scelta di ammettere l’arte e la cultura russe alla rassegna. Una posizione sostenuta fino in fondo, nonostante le critiche dell’opinione pubblica e il clima di forte polarizzazione culturale e politica.
Buttafuoco ha sostenuto con coraggio la necessità di non praticare l’ostracizzazione del diverso e di non neutralizzare il dialogo culturale. Attaccato da più parti, ha continuato a difendere la propria posizione, ricordando come la tradizione della nostra civiltà non coincida con l’esclusione dell’altro, bensì con il confronto e con l’apertura culturale. La sua scelta è stata presentata come una difesa della cultura contro ogni forma di censura ideologica.
Secondo questa prospettiva, il vero pericolo non sarebbe rappresentato dalla Russia, bensì dall’Occidente, descritto come il luogo più evidente del nichilismo profetizzato da Friedrich Nietzsche. Tale nichilismo si manifesterebbe attraverso la cancel culture, l’annientamento dell’identità e della cultura, e l’omologazione prodotta dal mercato capitalistico. Un mercato che, nella sua espansione globale, tenderebbe a eliminare le differenze culturali, producendo uniformazione, disumanizzazione e perdita delle identità storiche.
Sul piano geopolitico, il testo individua nell’Occidente atlantista la principale minaccia agli equilibri mondiali, più che nella Russia di Vladimir Putin. L’accusa rivolta al blocco occidentale è quella di non tollerare civiltà e governi non subordinati alla dominazione americana e al modello neoliberale globale. In questa prospettiva viene richiamata una dichiarazione di Bill Clinton del 1997, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero “l’unica nazione indispensabile”, formula interpretata come giustificazione dell’imperialismo umanitario e delle guerre successive al 1989 contro governi non allineati alla logica del libero mercato deregolamentato.
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