Il caso Garlasco torna in prima pagina e l’Italia si ferma. Talk show dedicati, speciali in Rai, esperti improvvisati sulle impronte digitali. Tutto questo mentre una condanna definitiva viene rimessa in discussione e una persona — nel migliore dei casi — ha trascorso anni in carcere da innocente. Non è un successo della giustizia. È il suo contrario.
Lo dicono chiaramente Fabio Duranti, Alberto Contri e Giorgio Bianchi ai microfoni di Un Giorno Speciale, partendo dalla prima pagina de La Verità: «La stessa procura ad anni di differenza dice due cose diametralmente opposte. Comunque vada, il cittadino ha perso», osserva Duranti. «Se hanno ragione gli attuali procuratori, è quello che sta in galera che non c’entra niente. Se hanno torto, stanno per mettere in galera una persona innocente».
Il caso Garlasco non è isolato. Dietro ci sono il delitto di Garlasco, la Uno Bianca, Diabolik, Tortora. Una lunga serie di errori giudiziari che si ripetono con una costanza imbarazzante. «Questa magistratura già molto spesso ribalta una sentenza in secondo grado», ricorda Contri. «Vuol dire che quelli della prima avevano sbagliato. Adesso addirittura una sentenza passata in giudicato viene rimessa in discussione. Ditemi come si fa a fidarsi della giustizia».
Il principio fondamentale del diritto romano — in dubio pro reo — sembra dimenticato. «Se non ho la certezza del reato, se esiste un ragionevole dubbio, non posso condannare», ricorda Duranti. Eppure le condanne arrivano, e poi a distanza di anni si scopre che forse era tutto sbagliato.
C’è però un altro problema, parallelo a quello giudiziario: il trattamento mediatico. «Viene sbattuto il mostro in prima pagina di nuovo», denuncia Bianchi. «I politici si lamentano quando vengono pubblicati atti giudiziari anche sotto forma di riassunto. Su questo caso invece viene pubblicato tutto, il contrario di tutto». Il risultato è la distruzione pubblica di una persona prima ancora che la giustizia abbia fatto il suo corso: «Gli distruggi la vita», chiosa Bianchi. «Questa cosa mi lascia completamente basito».
La domanda più scomoda però è un’altra: a chi conviene tutto questo? Contri è diretto: «Sembra una clamorosa operazione di distrazione di massa. Si parla di questo così non si parla d’altro. Non è possibile che siamo tutti così malati da interessarci di Sempio». Una sovraesposizione mediatica che non informa, non aiuta la giustizia, non tutela nessuno. Semmai copre, distrae, intrattiene.
Nel frattempo, «le cose terribilmente sotto gli occhi di tutti», come le chiama Contri, restano nel silenzio. E la fiducia dei cittadini nelle istituzioni continua a erodersi, un caso alla volta.
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