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Gravi insulti a Meloni da un giornalista russo: giusto condannare, strumentalizzare è controproducente


Sta facendo molto discutere, peraltro in maniera altamente ideologica e propagandistica, la serie inenarrabile di insulti contro Giorgia Meloni, recentemente fatti da un giornalista televisivo russo, il quale ha detto contro il nostro Presidente del Consiglio parole francamente irripetibili, ingiuriose, indubbiamente degne di essere massimamente condannate. Come non ci stanchiamo di ripetere, le critiche, anche se severe, sono sempre benvenute, a patto che siano sorrette da argomentazioni probanti. L’insulto, l’offesa e la minaccia violano le regole del dialogo e in ultima istanza poco dicono dell’insultato e molto dell’insultante. Ovviamente l’Italia in questi giorni sta utilizzando l’episodio per screditare la Russia di Putin, facendo passare l’idea che in quanto tale sia colpevole la Russia dell’accaduto. Si tratta appunto di un episodio ideologico e propagandistico a tutti gli effetti. E però, al di là di questo aspetto pittoresco, quello che merita di essere commentato è l’atteggiamento di ormai aperta di ostilità verso l’Italia, che contrassegna la Russia di Putin. Atteggiamento di ostilità che, in vero, l’Italia si è davvero guadagnata sul campo, non soltanto tradendo la Russia, un tempo sua amica, ma abbandonandosi a tutta una serie di dichiarazioni francamente vergognose, non meno di quelle del giornalista russo da cui abbiamo preso le mosse.

La nostra sventurata Italia, infatti, ha scelto di schierarsi contro la Russia per supportare le ignobili e irragionevoli ragioni del guitto di Kiev, l’attore nato Zelensky, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, e dunque per assecondare gli ordini del padrone a stelle strisce, come sempre del resto. Insomma, l’Italia tutto l’interesse avrebbe avuto a mantenere una posizione neutra di amicizia con la Russia senza dover interrompere il suo rapporto per compiacere il monarca a stelle strisce. Era dunque inevitabile che si arrivasse a questo osceno risultato. Cosa aspettarsi, d’altro canto, quando ci si avventura a definire pubblicamente e in termini quasi ufficiali la Russia come l’equivalente del Terzo Reich?

Non è evidente che, date queste premesse, l’inimicizia si fa necessariamente totale e che la Russia, per parte sua, risponde poi con parole non meno oscene rispetto a quelle teste evocate? Insomma, l’Italia ha giocato decisamente male, ancora una volta, le proprie carte e ha trasformato in nemico quello che era un amico e, di più, ha interrotto un rapporto con un colosso, la Russia, che sotto ogni profilo sarebbe stato meglio conservare come amico.

Diego Fusaro

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