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Golpe fantasma alla costituzione: “Se si immolano i sacerdoti, state tranquilli | Carlo Iannello

Il dibattito sulla Costituzione torna ciclicamente al centro dello scontro politico, spesso accompagnato da allarmi e richiami alla difesa della democrazia. Ma non sempre ciò che viene presentato come emergenza lo è davvero, e viceversa. Secondo Carlo Iannello, docente di diritto costituzionale all’Università Vanvitelli di Napoli intervenuto ai microfoni di Un Giorno Speciale, il vero problema non è dove tutti guardano, ma dove quasi nessuno guarda.

Costituzione violata nella pratica quotidiana

Il punto di partenza è una contraddizione evidente: principi chiari, applicazione incerta. “L’articolo 11 è molto chiaro: l’Italia ripudia la guerra”, eppure molte scelte politiche sembrano muoversi in direzione opposta. Lo stesso vale per altri ambiti: “da sempre si finanzia la scuola privata”, nonostante il dettato costituzionale indichi un equilibrio diverso. Per Iannello, non si tratta di eccezioni, ma di una prassi consolidata: la Costituzione viene spesso evocata, ma non necessariamente rispettata.

Il falso allarme del “golpe”

Nel confronto sulle riforme istituzionali, emerge una dinamica ricorrente: la costruzione di emergenze democratiche. Iannello ridimensiona questo schema: “non vedevo un imminente pericolo democratico e golpista” nel referendum sulla giustizia. E sintetizza con una battuta che diventa chiave interpretativa: “quando i sacerdoti che difendono la Costituzione si stracciano le vesti potete dormire sonni tranquilli”. Il conflitto pubblico, in questa lettura, spesso amplifica rischi che non sono reali, trasformando il dibattito in una rappresentazione.

Le riforme che cambiano davvero il sistema

Il vero nodo, secondo Iannello, sta altrove: nelle modifiche che incidono in profondità senza suscitare lo stesso livello di reazione.
Esempio centrale è la riforma del Titolo V: “introduce il principio di disuguaglianza dei cittadini”, fino a sintetizzare brutalmente il risultato: “chi ha i soldi se la cava, chi non ha i soldi muoia”. Accanto a questa, altre scelte strutturali: “il pareggio di bilancio… ha posto la pietra tombale sul finanziamento dei diritti sociali”. Interventi che ridefiniscono il funzionamento dello Stato, ma che non hanno generato lo stesso allarme mediatico.

Il silenzio che segnala il vero rischio

Il paradosso finale è proprio questo: il rumore non coincide con il pericolo. “Un’altra riforma è la diminuzione del numero dei parlamentari”, osserva Iannello, sottolineando come la riduzione abbia indebolito la rappresentanza senza grandi opposizioni.
Da qui la conclusione: “quando li sentite in silenzio, allora c’è il pericolo”. La difesa della Costituzione, dunque, non si misura nelle dichiarazioni più forti, ma nella capacità di riconoscere dove si producono davvero gli effetti più profondi.

Redazione

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