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“Dietro la guerra USA in Iran grandi poteri finanziari e affari colossali” | Prof. Alessandro Volpi

In un panorama economico globale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e instabilità finanziaria, gli Stati Uniti affrontano una delle sfide più ardue della loro storia recente. Con un debito pubblico che ha sfiorato i 38,86 trilioni di dollari a marzo 2026, secondo i dati del Tesoro americano, il Paese si trova a gestire un fardello che assorbe risorse enormi, con pagamenti netti di interessi proiettati oltre il trilione di dollari quest’anno dal Congressional Budget Office. I rendimenti sui titoli del Tesoro a 10 anni, intorno al 4,13%, rendono il finanziamento sempre più oneroso, mentre circa un terzo del debito pubblico detenuto dal pubblico – pari a oltre 10 trilioni – maturerà nei prossimi 12-14 mesi, richiedendo un rifinanziamento a tassi più elevati.

In questo contesto, l’analisi del professor Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea all’Università di Pisa, offre una prospettiva incisiva.

Economia di guerra

Il professor Volpi, intervistato dal reporter Giorgio Bianchi in diretta ai nostri microfoni, descrive gli USA come immersi in una profondissima crisi. Il debito, “non se lo comprano più i cinesi ormai da tempo, non se lo comprano più gli indiani, non se lo comprano più le petrolmonarchie“, afferma Volpi sottolineando come il 70% del debito sia ora nelle mani americane. La soluzione passa attraverso una svolta: “Spostare l’asse economico sul versante della guerra“. Il blocco dello Stretto di Hormuz, ad esempio, aumenta i prezzi del petrolio e gas americano, beneficiando, spiega il prof, le esportazioni USA.

Inoltre, i grandi gestori come BlackRock, Vanguard e State Street – che detengono il 40-45% del debito – “garantiscono la copertura di questo mega debito americano che finanzia la spesa pubblica americana con i risparmi degli europei, cioè drenano attraverso fondi pensioni, attraverso polizze risorse degli europei, le portano negli Stati Uniti e con quelle risorse comprano i titoli del debito americano“. Quindi, “la guerra è funzionale a questo tentativo di risollevare l’economia americana attraverso però lo strumento del largo beneficio e vantaggio assegnato ai poteri finanziari“.

Ascolta l’analisi integrale a Un Giorno Speciale.

Francesco Vergovich

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