Un imprenditore italiano rinuncia a quella che definisce “l’occasione più importante della sua vita” nel pieno della prima ondata pandemica. Non per mancanza di commesse, né per limiti produttivi, ma per un timore: che dietro a contratti formalmente leciti si nascondesse qualcosa di diverso. È da qui che prende forma una delle audizioni più controverse della Commissione Covid, ricostruita dall’onorevole Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione, ai microfoni di Un Giorno Speciale, che parla di fatti “politicamente gravissimi” da restituire integralmente agli italiani.
Buonguerrieri ricostruisce l’avvio della trattativa: “Un imprenditore ci ha riferito che nella prima parte della pandemia era in grado di fornire un numero considerevole di mascherine, in numeri assolutamente importanti”. Per entrare in contatto con la struttura commissariale viene messo in relazione con due avvocati, Gianluca Esposito e Luca Di Donna. “Si sono presentati come persone vicinissime all’ex premier Conte, e l’avvocato Di Donna ha affermato di esserne il braccio destro”. Un elemento che, secondo la deputata, rende il quadro particolarmente delicato sul piano istituzionale e politico.
Il nodo centrale riguarda i contratti sottoposti all’imprenditore. “In quell’occasione gli fanno firmare tre contratti: due di consulenza aperta e un altro che prevedeva una percentuale per ogni affare generato”. Dagli atti, spiega Buonguerrieri, emerge una cifra precisa: “Parliamo dello 0,08% per ciascuna mascherina, su una commessa da 170 milioni di pezzi, che porta a circa 13 milioni di euro di provvigione”. Una somma che, per l’imprenditore, non trova giustificazione in una reale attività consulenziale.
È a questo punto che la trattativa si interrompe. “Per i numeri abnormi e per la mancanza di una vera consulenza ad hoc, quell’imprenditore ha ritenuto che quei contratti potessero nascondere una tangente”, afferma Buonguerrieri. La scelta di tirarsi indietro nasce da un timore preciso: “Ha rinunciato all’affare più importante della sua vita perché ha avuto paura di commettere un reato”. Nessuna accusa penale accertata, ma una percezione di rischio che, per la deputata, non può essere liquidata come irrilevante.
Buonguerrieri chiarisce il punto politico della vicenda: “La Procura di Roma ritiene che questi fatti non siano penalmente rilevanti, ma noi li riteniamo fatti gravi”. Il motivo è esplicito: “Mentre gli italiani morivano, c’erano spregiudicati che facevano affari ai danni dello Stato”. Da qui il compito della Commissione: “I fatti vanno accertati e restituiti agli italiani per come sono realmente avvenuti”. E conclude: “Se ci sono collegamenti politici, è doveroso verificarli e portarli alla luce”.
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