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Rubio scopre le carte del gioco USA sulla guerra ▷ Bianchi: “Ha detto tutto, non ci sono più dubbi”

Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco la retorica occidentale della stabilità ha lasciato spazio a un’ammissione più cruda: la fine della storia non è mai esistita. Il discorso del segretario di Stato Usa Marco Rubio, incentrato su civiltà occidentale, sovranità e potenza, ha segnato un cambio di tono esplicito. Su questo passaggio interviene Giorgio Bianchi, ai microfoni di Un Giorno Speciale, offrendo una lettura che va oltre le dichiarazioni e mette a fuoco le dinamiche strutturali del potere globale.

La “fine della storia” come illusione

Bianchi parte da una constatazione netta: “La storia è tornata a bussare alle nostre porte, ma a testate”. Il riferimento è diretto alla tesi di Fukuyama, richiamata dallo stesso Rubio, che viene liquidata come una illusione consolatoria. Per anni, spiega, si è creduto che il mondo fosse regolato da economia, regole e istituzioni multilaterali. Ma la realtà ha dimostrato altro: “Pensavamo che il mondo fosse regolamentato dall’ONU e dal commercio. Invece la politica è regolata da altre cose”. Il ritorno della storia coincide con il ritorno della forza come criterio decisivo.

Economia subordinata alla potenza

Il cuore dell’analisi riguarda il rapporto tra mercati e potere. Bianchi usa l’esempio dell’energia europea: “Puoi fare tutti gli aggiustamenti economici che vuoi, ma se da un giorno all’altro paghi l’energia quattro volte di più perché hai interrotto le forniture dal tuo fornitore storico, succede un terremoto”. La conclusione è esplicita: “Scopriamo che l’economia è subordinata alla potenza, alla capacità di imporre le proprie scelte”. Una capacità che, secondo Bianchi, gli Stati Uniti esercitano con efficacia, anche a scapito degli alleati europei.

Il ritorno della postura neocon

Nel discorso di Rubio, Bianchi legge il segnale di una svolta strategica: “È un ministro degli Esteri di inclinazioni neoconservatrici, un falco”. La sua centralità indicherebbe l’abbandono della narrazione isolazionista promessa in campagna elettorale. Figure come Donald Trump adottano, nelle ultime uscite, un lessico neocon, mentre altre voci interne vengono messe in secondo piano. “È come un mixer: abbassi una voce e ne alzi un’altra”. Il risultato è una postura più assertiva, visibile dalla pressione su Iran fino alla gestione del conflitto in Ucraina.

Ordine globale, ONU e geopolitica reale

Bianchi insiste su un punto chiave: l’ordine mondiale basato sulle regole non funziona più, ammesso che abbia mai funzionato. Le parole di Rubio sull’inefficacia delle Nazioni Unite confermano una realtà già evidente su Gaza, Ucraina e Medio Oriente. In questo scenario, contano geografia, storia e postura strategica. L’esempio è la NATO e, soprattutto, la Turchia, capace di dialogare con blocchi contrapposti e di massimizzare il proprio ruolo. “I leader vanno e vengono”, conclude Bianchi, “ma le direttrici restano”. È lì che si decide il posto dei paesi nel mondo, non nelle formule rassicuranti di un ordine che non regge più.

Redazione

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