“La Groenlandia è parte della Danimarca”. Con queste parole semplicissime, inconfutabili e, vorrei dire, di buon senso, Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, prende stabilmente posizione sulla controversa questione della Groenlandia. Come noto, Donald Trump, il presidente della civiltà talassocratica del dollaro, già da tempo ha deciso di mettere le mani sulla Groenlandia e di annetterla, sì che simpliciter, agli Stati Uniti d’America.
«La Groenlandia ci serve», così ha dichiarato Trump, candidamente facendo ammissione dello just sive potencia, ovvero del diritto coestensivo alla potenza di chi lo esercita. Per parte sua, l’Unione Europea si trova decisamente spiazzata, per usare ancora una formula perifrastica ed eufemistica. In quanto colonia senza dignità al traino di Washington, l’Unione Europea è naturalmente indotta ad accettare cadavericamente le decisioni del padrone a stelle e strisce.
Ma questa volta, per la prima volta, si tratterebbe effettivamente di un’aggressione militare imperialistica statunitense contro la stessa Europa. Non per caso Francia e Germania hanno già mandato le loro truppe in Groenlandia, e la stessa Giorgia Meloni, presidente del Consiglio ed esponente della giullaresca destra bluette neoliberale, ha detto nella sua recente visita nipponica che l’Italia non esclude di inviare le proprie truppe, sempre nel quadro della NATO.
Il paradosso della situazione sta tutto nel fatto che Trump, che sulla carta dovrebbe essere amico dell’Europa, le sta di fatto dichiarando guerra, laddove Vladimir Putin, che sulla carta dovrebbe essere il principale nemico dell’Europa, ne prende almeno teoricamente le difese, ricordando l’ovvio, ovvero che la Groenlandia è parte della Danimarca. Eppure ci hanno raccontato per mesi loro, gli autoproclamati professionisti dell’informazione, che la Russia voleva invadere l’Europa, e poi invece l’invasione arriva da Washington, che i media occidentali, sempre allineati al pensiero unico geopoliticamente corretto, hanno sempre celebrato come il baluardo della libertà, il fortilizio della democrazia e la cittadella dei diritti.
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