Nel dibattito politico italiano il consenso non coincide sempre con la qualità della comunicazione. Percentuali, sondaggi e stabilità elettorale possono nascondere fragilità narrative profonde. Patrick Facciolo analizza il rapporto tra leadership, percepito e strategie comunicative di governo e opposizioni.
Facciolo distingue nettamente tra risultati elettorali e qualità della comunicazione. “Il Partito Democratico ha quelle percentuali anche per rendite di posizione”. Una dinamica che rende difficile misurare il reale apporto della leadership: “Capire quanto è il merito di Schlein e quanto è il merito della rendita legata al ruolo che oggi riveste il partito è molto complicato”. Il giudizio sulla strategia comunicativa è netto: “Per me Schlein sta comunicando molto male sotto tantissimi aspetti”. Anche di fronte a buoni risultati, osserva Facciolo, “non c’è nulla che escluda che non si possa fare di meglio”.
La stessa logica vale per Forza Italia. “Forza Italia non ha l’8% per Tajani, ma perché c’è ancora la popolarità di Berlusconi”. Un’eredità che continua a incidere in modo significativo: “In Campania e in Calabria percentuali altissime per una memoria storica molto forte”. Secondo Facciolo, questo meccanismo accomuna i grandi partiti tradizionali: il consenso resiste non tanto per l’efficacia della comunicazione attuale, quanto per il capitale simbolico accumulato nel tempo.
La tenuta di Giorgia Meloni viene spiegata soprattutto attraverso il percepito. “Molte persone dicono: Meloni è una che almeno è decisa, che almeno ci prova”. Facciolo sottolinea che si tratta di “variabili non di contenuto, ma di narrazione implicita”. L’immagine di una leader “studiosa, che si applica, che ci rappresenta bene nel mondo” funziona più dei risultati concreti, definiti “molto modesti” sul piano oggettivo. A rafforzare questa narrazione contribuisce anche l’assenza di problemi giudiziari e di conflitti di interesse, elementi che in passato avevano indebolito Berlusconi.
Sul fronte opposto, Facciolo individua una debolezza strutturale. “Bisognerebbe rinunciare a un po’ di ego e coordinare la comunicazione”. L’opposizione appare frammentata: “Ci sono dieci partiti e ognuno comunica per sé, implicitamente contro l’altro”. La comunicazione, insiste, dovrebbe essere “centralizzata almeno sulle priorità”. Il giudizio più duro riguarda i social: “La comunicazione di Schlein è la più disastrosa del panorama politico”. A Giuseppe Conte suggerisce maggiore cooperazione, mentre su Calenda e Renzi pesa l’assenza di perimetri chiari: “La gente non capisce con chi saranno alleati e senza questa chiarezza è difficile costruire consenso”.
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