“L’Europa fa di tutto per ostacolare le trattative della pace”. Lo ha recentemente dichiarato nel suo intervento all’ONU Lavrov, uomo di spicco del governo russo di Vladimir Putin. Lavrov, insomma, senza perifrasi edulcoranti e senza veli, rivela al mondo intero la verità che tutti in cuor nostro già sappiamo.
L’Unione Europea, lungi dall’adoperarsi per promuovere diplomaticamente la pace in Ucraina, sta letteralmente facendo di tutto per fare sì che il conflitto continui e che di più si allarghi, andando a investire l’Europa stessa. Basti anche solo considerare il livello manicomiale della propaganda europea. Propaganda che seguita indefessamente a evocare un fantomatico attacco imminente della Russia, la quale per parte sua seguita ostinatamente a ripetere di non avere alcun interesse a fare la guerra con l’Europa.
Lo ha ribadito, tra l’altro, per l’ennesima volta lo stesso Putin ancora qualche giorno addietro. Non si contano più davvero le volte in cui Putin ha provato a rassicurare il mondo intero, chiarendo che la Russia non ha alcuna intenzione e, soprattutto, alcun interesse materiale nel fare la guerra all’Europa.
Con stolta caparbietà Bruxelles continua a supportare Kiev con armi e con danari e, come se ciò non bastasse, seguita a provocare la Russia e ad allarmare i cittadini europei, quasi lasciando intendere di volere essa stessa la guerra con la Russia a ogni costo. In effetti pare che Bruxelles cerchi in ogni modo un pretesto e un casus belli, come si dice, per far scoppiare il conflitto con Putin, sempre fingendo con massima ipocrisia che sia Putin a volere la guerra.
Con ciò l’Unione Europea si conferma una volta di più non soltanto un treno in corsa verso l’abisso, ma una gabbia di matti: matti che agiscono in direzione opposta rispetto all’interesse dei popoli europei e, oltre a ciò, della pace internazionale. E dire che gli euroinomani delle brume di Bruxelles e del verbo unico europeisticamente corretto ci avevano garantito con zelo che l’Unione Europea ci avrebbe protetti dalle guerre. Si trattava dell’ennesima menzogna fondativa del costrutto tecnocratico, repressivo e depressivo di Bruxelles, analoga in effetti a quella di chi ci aveva garantito che, grazie all’euro, avremmo lavorato un giorno alla settimana in meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno in più.
Questo ci permette di dire, con Lavrov oltre Lavrov, che l’Unione Europea è costruita su un castello di menzogne. Un castello di menzogne che però, una dopo l’altra, stanno crollando inesorabilmente.
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