La vicenda dei medici finiti sotto procedimento disciplinare per le loro posizioni sui vaccini anti-Covid riapre una frattura mai sanata tra istituzioni, informazione e cittadini. Al centro, il ruolo dell’Ordine dei Medici, il confine tra critica scientifica e sanzione disciplinare, e un sistema che sembra applicare due pesi e due misure. A denunciarlo sono Fabio Duranti e Antonio Maria Rinaldi ai microfoni di Un Giorno Speciale.
Duranti descrive quanto accaduto come una persecuzione sproporzionata. “Era stato organizzato un plotone di esecuzione per i medici ribelli che avevano detto ai loro pazienti che non vaccinarsi non era un problema”. Professionisti che, secondo il conduttore, “in scienza e coscienza dicevano che il farmaco era sbagliato” e che oggi rischiano addirittura la radiazione. Il nodo non sarebbe il merito scientifico, ma la forma: “Non hanno fatto del male a nessuno, però li vogliono radiare perché sono stati un po’ cattivelli, non hanno seguito gli ordini di Big Pharma”. Una sproporzione che emerge anche sul piano disciplinare: “Hai violato il codice deontologico? Allora un ammonimento, non l’ergastolo”.
Il tema centrale diventa il doppio standard. “Ci sono due pesi e due misure”, sintetizza Rinaldi. Da un lato, medici processati “per il nulla”; dall’altro, figure mediatiche che insultano senza conseguenze. “Quelli che danno degli stupidi, degli ignoranti, quelli sono intoccabili”. Il motivo, secondo Duranti, è evidente: “I fatturati si fanno con quelli che promuovono”. Una disparità che genera frustrazione e rabbia: “Non si può vivere in un Paese che va al contrario”.
L’ultima uscita di Matteo Bassetti sui vaccini diventa emblematica: “Non vaccinarsi è da stupidi. Chi si è ammalato si arrangi”.
“Lui può dire che non vaccinarsi è da stupidi. Io non posso dire nulla su di lui se no sappiamo come va a finire”. Una differenza che Duranti legge come immunità mediatica: “Lui ha l’immunità generale di insultare gli italiani”. Il paradosso è che gli insulti colpiscono la maggioranza: “Sta dando degli stupidi a quattro quinti degli italiani”. Un’offesa pubblica che, secondo Duranti, non può essere normalizzata: “Non posso accettare che sui giornali escano insulti ai cittadini per bene”.
Rinaldi allarga il quadro al livello europeo. “Ricordi i messaggini Whatsapp tra Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer?”. Una gestione definita di “gravità infinita”: “Stai decidendo quantità e prezzi per decine di miliardi e lo fai via Whatsapp?”. Un simbolo, secondo l’ex europarlamentare, di un sistema in cui “il pesce puzza dalla testa”. La richiesta finale non è censura, ma rispetto: “Se dici qualcosa di scientificamente valido, bene. Ma gli insulti no”. E l’appello è diretto: “Ordine dei Medici, governo e istituzioni devono zittire i bulli, non i cittadini”.
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