Dal febbraio 2022 il sostegno complessivo dell’Unione Europea all’Ucraina ha superato quota 220 miliardi di euro tra assistenza militare, finanziaria e umanitaria, cui si aggiunge il prestito da 90 miliardi approvato per il biennio 2026-2027. Parallelamente, Bruxelles ha varato pacchetti di sanzioni sempre più stringenti contro la Russia, mentre restano sul tavolo le tensioni interne sulla sostenibilità di bilancio degli Stati membri, alle prese con la spesa sociale, la sanità e l’istruzione pubblica.
Su questo scenario interviene il filosofo Diego Fusaro, che parla senza mezzi termini di una priorità capovolta da parte delle istituzioni comunitarie. “L’Unione Europea spende più soldi nel tentativo di danneggiare la Russia di Putin di quanti non ne spenda per tutelare il benessere dei cittadini europei”, sostiene il filosofo, riferendosi in particolare ai pacchetti sanzionatori che, a suo giudizio, avrebbero un effetto boomerang sull’economia continentale.
Il ragionamento si estende al sostegno a Kiev: secondo Fusaro si tratterebbe di risorse impiegate per “le irragionevoli ragioni del burattino NATO”, in un conflitto che il filosofo legge come lo scontro tra Mosca e un Occidente atlantista ostile a ogni potenza non allineata alla mondializzazione liberale.
Nelle sue parole, i trattati europei — da Maastricht a Lisbona — avrebbero sancito fin dall’origine la centralità della competitività di mercato rispetto al welfare. Da qui la tesi più radicale: “non si tratta di liberare l’Europa garantendole il dominio dell’Unione Europea. Tutt’al contrario, si tratta di liberare l’Europa dall’Unione Europea”, ribadisce Fusaro, distinguendo tra l’idea di Europa come mosaico culturale e l’Unione Europea come istituzione del capitalismo finanziario.
Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro
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