In una lunga conversazione ai microfoni di Leo Kalimba Gerardi e Valeria Biotti, Morgan ripercorre il suo rapporto con la musica, l’arte e la società contemporanea. Dal passato da tennista all’idea di una società senza denaro, passando per il ruolo dell’arte nel dissenso e nella difesa dell’umano. Una visione radicale, che non smette di dividere e far discutere.
Morgan racconta il suo passato da atleta prima della musica: “A 16 anni ho fatto il campionato italiano di tennis, sono arrivato quarto”, spiega. “Giocavo 4-5 ore al giorno, ma poi dovevo suonare il pianoforte. A un certo punto ho dovuto scegliere. E quando faccio una cosa, la voglio fare a livello agonistico. Nello sport puntavo a vincere. E anche nella musica.”
La sua visione creativa non accetta format o etichette: “Sono fuori catalogo da un punto di vista commerciale. Non creo oggetti artistici che il mercato comprende o sa come vendere”, dice. La sua arte è multimediale, costruita a mano, anche quando è digitale:
“Uso pennelli digitali come un pittore. La musica e l’immagine sono due sensi che si combinano: essere un artista totale è libertà.”
Morgan si sofferma sulla guerra in Palestina e sulla perdita del senso della vita pubblica:
“Qui si sta mettendo in discussione il valore della vita. Mi stupisce come possano non provare niente. La democrazia non può venire meno ai suoi principi.”
E affonda: “Le nostre tasse non servono per sostenere guerre che non ci riguardano. Come fa giustamente Sánchez, che ha detto: ‘Le tasse servono per la Spagna, non per te’.” Per Morgan l’origine del problema è chiara: “Si chiama ignoranza. Hanno smantellato la scuola per impedire a una classe dirigente di crescere consapevole. L’Italia ha il 90% dell’arte mondiale. Potremmo essere davvero sovrani.”
Morgan torna alla musica, la sua matrice primaria: “La musica è una scienza. È la materia più complessa che ci sia. Costruire una canzone è costruire un ponte.” Poi una delle definizioni più alte del suo pensiero: “La musica è spazio-tempo. Una nota a un minuto e dieci è tempo, la stessa nota nel ritornello è spazio. Quando capiremo questo, avremo inventato la macchina del tempo.”
Sulla chiusura, un ringraziamento spontaneo allo spazio della radio: “Questo studio è bellissimo. Qui lo spazio (lo studio) e il tempo (la radio) si combinano. Qui si crea qualcosa.” E sul finale, mostrando un video dei suoi genitori: “Sono loro, nel 1962. Una coppia innamorata. Fare questo video mi faceva piangere.”
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