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“Dormi meno di 7 ore? Questi sono i rischi per la tua salute durante il giorno”

Nell’immaginario collettivo l’allenamento è sinonimo di sforzo, sudore e costanza. Ma la verità, spesso trascurata, è che senza un adeguato riposo non c’è performance che tenga. Il coach e personal trainer Emanuele Mauti, intervenuto a Radio Radio Fitness Club, ha riportato al centro del dibattito un concetto che va ben oltre le ore di sonno: il recupero come parte integrante dell’attività fisica.

Il riposo, infatti, non è un tempo morto. È una strategia. E come tutte le strategie richiede conoscenza, metodo e disciplina. Perché recuperare non significa soltanto fermarsi, ma saper dosare gli stimoli che diamo al corpo e alla mente.

Quando lo sforzo diventa relax

Allenarsi può sembrare l’opposto del riposo. Eppure, come spiega Mauti, spesso avviene il contrario: “Un semplice allenamento di 30 minuti può portare un grande relax dal punto di vista mentale, anche se fisicamente stressa. Lo sport, paradossalmente, scarica il corpo ma distende la mente”.

È il fenomeno del riposo mentale attivo, che oggi sempre più persone ricercano attraverso corsa, palestra o sport di squadra. Un antidoto alla frenesia quotidiana, in cui l’impegno fisico diventa uno spazio protetto per la mente.

Agonisti e amatori: due realtà distanti

La differenza sostanziale, sottolinea Mauti, è tra chi vive lo sport come hobby e chi lo pratica ad alto livello. “L’amatore può vivere l’allenamento come socialità e svago. Per l’agonista invece è un impegno mentale enorme, che consuma energie già nella fase che precede la gara, tra nervosismo e responsabilità verso la squadra”.

Due mondi separati da motivazioni e obiettivi, ma accomunati da un principio: senza recupero, nessuno dei due può reggere a lungo.

Recuperare non è perdere tempo

Nelle palestre, però, si vedono ancora troppi errori. Persone che riducono le pause tra una serie e l’altra per fretta o noia. Un approccio sbagliato, avverte Mauti: “Il recupero non serve solo a riprendere fiato o a smaltire l’acido lattico, ma soprattutto a rigenerare il sistema nervoso. Con carichi elevati servono anche 3-5 minuti di pausa”.

È qui che il recupero si rivela la parte più scientifica dell’allenamento: muscoli e cuore si riprendono in fretta, ma il sistema nervoso ha bisogno di tempo per ricaricarsi. Ignorare questa dinamica significa esporsi a infortuni e cali di prestazione.

Il sonno, la vera palestra invisibile

Nessuna strategia di allenamento è completa senza un sonno adeguato. “Dormire meno di 7 ore significa vivere le giornate a metà, più letargici e meno reattivi. Inoltre chi dorme poco tende a mangiare fino a 300-400 calorie in più il giorno dopo”, ricorda Mauti.

Non è un caso che gli atleti d’élite curino il sonno come fosse parte della preparazione: LeBron James, Federer e Djokovic hanno dichiarato di dormire in media 9-10 ore a notte. Perché il vero recupero non si fa con un integratore o con una pausa breve, ma con la più antica e naturale delle medicine: dormire bene e abbastanza.

Redazione

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