L’annuncio del diciassettesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, celebrato da Kaja Kallas come un ulteriore segnale della fermezza europea, sembra segnare più la frattura interna dell’Unione che una reale efficacia geopolitica. Le misure punitive contro Mosca si susseguono ormai da due anni, ma i loro risultati restano discutibili, soprattutto alla luce delle recenti aperture tra Donald Trump e Vladimir Putin. Lo fa notare con durezza l’economista ed ex senatore Antonio Maria Rinaldi, intervenuto ai microfoni di Un Giorno Speciale.
“Tutti abbiamo sentito la notizia di più di due ore di telefonata fra Trump e Putin, e da cittadino del mondo sono molto contento”, afferma Rinaldi, sottolineando come il dialogo tra Washington e Mosca stia prendendo una piega diversa rispetto all’ostinata linea europea. “Mentre l’Unione Europea continua con le sanzioni, gli americani e i russi non solo non se le sono mai imposte, ma stanno anche ragionando in termini economici”.
Per Rinaldi, l’Europa rischia di uscire dalla crisi non da protagonista, ma da spettatrice penalizzata. “Noi ci stiamo facendo sorpassare sulla nostra testa dal fatto che gli americani si stanno mettendo d’accordo con i russi anche dal punto di vista economico”, avverte. “Continuiamo a mettere sanzioni che non hanno portato assolutamente a nulla. Quindi svegliatevi, Unione Europea! Guardate come vanno le cose”.
L’ex eurodeputato denuncia una strategia che non solo non produce effetti concreti sul piano geopolitico, ma ha già danneggiato gravemente il tessuto produttivo italiano, in particolare quello fatto di micro e piccole imprese. “Con questa storia delle sanzioni moltissime aziende italiane ci hanno rimesso il collo”, afferma. “Sono tutti buoni a mettere le sanzioni col fatturato degli altri”, commenta con amara ironia, parafrasando un detto romano.
La critica di Rinaldi si concentra soprattutto su chi, nel concreto, subisce gli effetti delle scelte politiche: artigiani, piccole imprese manifatturiere, distretti produttivi. “Se io sono una piccola azienda italiana che riesce ad avere un piccolissimo spazio in mercati come la Russia, e dalla mattina alla sera qualcuno mi chiude quel mercato, io dove vado a mangiare? Chi mi rifonde?”, si chiede.
A suo giudizio, la Russia rappresentava per molte imprese italiane un cliente solido e pagante, e la sua esclusione improvvisa ha prodotto danni strutturali. “Ci siamo dati la zappa sui piedi, per non dire un’altra cosa. I russi, nel frattempo, si sono rivolti ad altri mercati. Clienti e fornitori: è chiaro che non ritorneranno più in Italia”.
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