Così leggiamo in questi giorni su La Repubblica, rotocalco turbomondialista e voce del padronato cosmopolitico: la Commissione Europea ha approvato, ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato, una misura di sostegno dell’Italia da 60 milioni di euro a favore della Nestlé Italiana S.p.A. per la costruzione di un nuovo impianto di produzione di alimenti umidi per animali domestici, situato nel comune di Mantova, in Lombardia. L’intervento consiste in una sovvenzione diretta destinata alla costruzione dello stabilimento e della relativa linea di produzione. L’aiuto avrà validità fino al 30 giugno 2029. Non credo esista immagine più chiaramente rappresentativa di ciò che è realmente, al di là delle narrazioni ideologiche edulcorate, la globalizzazione neoliberale.
La globalizzazione neoliberale, di cui l’Unione Europea è, ça va sans dire, la massima espressione nel Vecchio Continente e nei suoi spazi sempre più reificati, mostra qui il suo volto più autentico. I fondi pubblici vengono utilizzati per sovvenzionare le multinazionali del capitale, fondi che avrebbero potuto (e dovuto) essere destinati a sanità pubblica e istruzione, e che invece vengono sistematicamente dirottati verso le grandi centrali del turbocapitale San Frontiero. L’Unione Europea e il governo italiano operano in perfetta sinergia, difendendo esclusivamente l’interesse del capitale no-border e contribuendo, con coerenza, al massacro organizzato dei ceti medi e delle classi lavoratrici.
Anche questa decisione, se letta in trasparenza, mostra l’essenza della globalizzazione e della disuguaglianza insita nei processi di sviluppo turbo-capitalistico. L’Unione Europea, come ripetiamo da anni, rappresenta una riorganizzazione verticistica del capitale e del dominio di classe dei gruppi dominanti, avvenuta dopo la svolta epocale del 1989. Quest’anno non ha segnato la vittoria della libertà, bensì il trionfo della libertà di mercato, che da allora ha esercitato una dominazione sempre più totalizzante e totalitaria nella vita dell’Occidente, o meglio sarebbe dire dell’Uccidente liberale atlantista.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, nemmeno in questa ennesima scelta a favore delle multinazionali del capitale no border. Riguardo allo Stato italiano – ma lo stesso discorso si può facilmente estendere agli altri Stati europei – è evidente come esso sia ormai diventato ciò che Carlo Marx definiva il Comitato d’affari dei ceti dominanti, uno strumento piegato agli interessi di classe. Il neoliberismo ha trasformato lo Stato: non più sovrano dei mercati, ma strumento dei mercati, come osservava Michel Foucault. Il governo per i mercati, in nome del loro esclusivo interesse, è la realtà quotidiana del nostro tempo.
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