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L’UE esce allo scoperto sul prossimo suicidio europeo: il folle piano firmato von der Leyen

L’Unione Europea ha spesso dimostrato un’incredibile capacità di danneggiarsi da sola, e la nuova disputa con gli Stati Uniti rischia di essere l’ennesimo esempio.

Ursula von der Leyen ha dichiarato al Financial Times di essere pronta a imporre dazi alle big tech americane – Amazon, Google, Facebook – qualora i negoziati con Donald Trump dovessero fallire. L’idea sarebbe quella di colpire il surplus statunitense nei servizi, magari attraverso un’imposta sui ricavi pubblicitari digitali. Peccato che proprio quel surplus, pari a circa 108 miliardi di dollari nel 2023, rifletta una superiorità tecnologica difficilmente sostituibile.

Perché non possiamo permetterci una guerra di dazi con gli USA

Gli Stati Uniti, infatti, offrono servizi digitali essenziali, di alta qualità e a costi competitivi, dai quali imprese e famiglie europee dipendono quotidianamente. Introdurre dazi su questi servizi significherebbe generare un immediato aumento dei prezzi. Non a caso, anche il ministro delle Finanze tedesco e lo stesso Eurogruppo hanno espresso forti perplessità, sottolineando quanto l’Unione Europea sia legata a strumenti come il cloud o l’intelligenza artificiale, sviluppati prevalentemente negli USA.

Senza contare dove hanno sede le big tech in Europa: Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi. Paesi che, grazie a questi scambi, alimentano una parte significativa del loro PIL, approfittando anche della loro fiscalità agevolata. Colpire queste aziende significherebbe, di fatto, danneggiare tre Stati membri – Irlanda, Lussemburgo e Olanda – che, peraltro, non hanno esitato in passato a impartire “lezioni di morale” a Paesi come l’Italia.

Dove sta l’errore?

Reagire al disavanzo commerciale delle merci con dazi sui servizi appare quindi come un ulteriore grave errore strategico. Si confondono due ambiti profondamente diversi: da un lato le merci, più facilmente sostituibili; dall’altro i servizi digitali, strutturali e centrali per lo sviluppo.

Mentre Trump gioca la carta del protezionismo, Bruxelles sembra scegliere quella dell’autolesionismo.

E a questo punto, la domanda è: dove sono gli Stati? Dove sono i politici italiani? Qual è la loro posizione rispetto a un’Unione Europea che continua a dettare le regole senza considerare alcuni elementi fondamentali?

La vera domanda da porsi

Siamo il continente più vecchio del mondo. Siamo un continente piccolo. E, soprattutto, siamo un continente povero.

Con queste tre caratteristiche, dove pensiamo di andare? Quali prospettive possiamo realisticamente avere? Questa è la vera domanda. Non aver investito per decenni nelle famiglie e nelle imprese, e poi dare la colpa a Trump, suona quanto meno semplicistico.

Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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