Enrico Ruggeri ha recentemente espresso forti critiche nei confronti dell’industria musicale moderna, denunciando il ruolo di fattori caratterizzanti come algoritmi e playlist gestite in base a questi ultimi nel determinare il successo degli artisti.
“La punta più alta della musica è arte, la più bassa è mercato. Giorgio Gaber diceva che c’è chi vuole passare alla storia e chi alla cassa. Il tempo rende giustizia: quelli che durano nel tempo sono quelli che meritavano di durare. Ne ho visti passare tanti, magari non avevano l’autotune, ma cantavano in playback”. È con queste parole che il cantautore descrive lo stato stagnante della musica italiana dei nostri giorni.
Ruggeri non perde l’occasione per mettere in discussione il concetto di mainstream tanto dibattuto, spiegando come il vero problema non sia la mancanza di talento, ma il modo in cui vengono selezionati gli artisti di punta. “La musica italiana è viva e vegeta, è il mainstream che pilota verso il peggio, gli artisti che propongono prodotti di qualità ci sono, allora il problema dove sta? Le grosse radio, la televisione, i Wind Music Awards sono sempre pilotati e monopolizzati da quei venti, venticinque che dovrebbero rappresentare la musica italiana e secondo me sono i meno interessanti”
Ascolta QUI l’intervento integrale di Enrico Ruggeri ai microfoni di ‘Music Provocateur’
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