Il 12 marzo 2025, il Parlamento europeo ha approvato con 419 voti a favore, 204 contrari e 46 astenuti una risoluzione non vincolante che sostiene il piano ReArm Europe, proposto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen il 4 marzo. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la difesa comune europea, mobilitando fino a 800 miliardi di euro in quattro anni, di cui 150 miliardi destinati a prestiti per gli Stati membri e 650 miliardi derivanti da deroghe al Patto di stabilità.
Il piano prevede un aumento significativo della spesa militare, con l’intento di raggiungere almeno il 2% del PIL, una soglia già prevista dalla NATO. Tuttavia, alcuni Paesi come Italia e Spagna sono ancora al di sotto di questa percentuale, mentre Polonia, Lettonia ed Estonia superano il 3%.
Uno dei punti più controversi è l’utilizzo di fondi originariamente destinati alla coesione sociale per finanziare progetti militari, sollevando dubbi sulle priorità dell’Unione europea. Inoltre, il piano mira a coinvolgere il settore privato nello sviluppo di tecnologie militari, con la possibilità di finanziamenti diretti dalla Banca Europea degli Investimenti.
Nonostante l’approvazione, il piano ha diviso i partiti italiani: Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato a favore, mentre la Lega, il Movimento 5 Stelle e Avs si sono opposti. Il Partito Democratico si è spaccato tra favorevoli e astenuti.
Critici sottolineano che il piano potrebbe non risolvere le vulnerabilità strutturali dell’UE, come la dipendenza da attrezzature militari esterne e la mancanza di una base tecnologica e industriale autonoma. Inoltre, l’enfasi sul riarmo solleva interrogativi sull’impatto a lungo termine sulla stabilità e la sicurezza europea.
“Sicuri allora che, con tutte le ricchezze, naturali e non, che detiene la Russia, non sia più l’Europa col suo riarmo a essere la minaccia da cui difendersi?”.
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