Gira più della rotellina di DAZN il pallone, in un primo tempo in cui il Bologna parte talmente bene che per rimontare il vantaggio felsineo serve l’Inter migliore. Non è un paradosso, è il preludio al ritorno di Lautaro sul tabellino dei marcatori: viaggia Dimarco a sinistra e il Toro raccoglie a centro area in caduta, con un siluro sotto la traversa, sgretolando la gradinata alle spalle di Skorupski.
Il bello della ripresa è che entrambe la interpretano come se le ostilità ricominciassero dallo zero a zero. Il Bologna invade la tre quarti con personalità, ma in quel modo crea l’habitat naturale per far uscire con la palla Barella e i suoi. San Siro è una cartolina di ghiaccio e foschia, ma il gelo lo sentono gli interisti quando, poco dopo l’ora di gioco, dal fondo dell’area Orsolini serve all’indietro Holm che arriva a rimorchio, per il colpo da biliardo del due a due.
Bologna in fiducia, padroni di casa a caccia: diventa ancora più avvincente, se possibile, sul filo del nervosismo interista.
In effetti, finisce con gli uomini di Italiano che scrivono la sceneggiatura di un finale intenso e con i ritmi che restano alti anche grazie all’equilibrio del risultato.
Inter più “spuntata” con l’ingresso di Taremi in luogo di Lautaro; Bologna guidato dalla lucidità di Ferguson, subentrato a Odgaard.
Quando Thuram parte, non lo ferma neanche il nuovo Codice della strada, ma Taremi continua a mancare l’appuntamento col palloncino.
Brilla, alla fine, il palleggio bolognese, più di ogni altro aspetto di un finale che resta in equilibrio.
Troppo freddo per un solo punto, pensano gli interisti sugli spalti, ma il campionato ringrazia.
Paolo Marcacci
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