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Gaza, una tregua che non può essere festeggiata | L’editoriale di Fabio Duranti

Hamas è un’organizzazione terroristica che si è macchiata di crimini indicibili. Le condizioni nelle quali hanno tenuto – e tengono – gli ostaggi superano ogni limite imposto dalle regole internazionali e dal decoro, per non parlare dei metodi coi quali hanno ucciso. Hamas è un’organizzazione terroristica in nome della quale non si possono dimenticare certe cose.
Prima di tutto, non si possono dimenticare i bambini: quelli sottoposti all’orrore della guerra da quando sono in fasce, quelli che nella loro breve vita hanno visto solo la guerra. Banalizzare un concetto del genere fa parte di una forma mentis a cui sempre più ci stanno abituando: la normalizzazione della guerra.
Si è passati dall’ospedale bombardato in prima pagina alle dozzine di strutture sanitarie a pagina 11, dagli Abrams agli ATACMS sull’altro fronte fino a paventare di esplosioni nucleari come si parla del concerto di capodanno. I botti sono terminati, temporaneamente.
Quella che in molti chiamano tregua, è sostanzialmente un accordo per una cessazione temporanea dei conflitti, nulla di troppo definitivo per chiarirci.

L’intesa, che dovrebbe entrare in vigore domenica 19 gennaio 2025, prevede una tregua articolata in tre fasi.
La prima fase, della durata di 42 giorni, prevede un cessate il fuoco completo e un ritiro parziale delle forze israeliane dalle aree popolate di Gaza. In questo periodo, verranno rilasciati 33 ostaggi israeliani, principalmente donne, bambini, anziani e malati, in cambio di circa 1.000 prigionieri palestinesi. Si prevede inoltre un aumento significativo degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e il ritorno graduale dei civili palestinesi nelle loro abitazioni nel nord di Gaza.

Nella seconda fase, si avvieranno i negoziati per il rilascio dei restanti ostaggi israeliani, inclusi i militari. Questa fase sarà accompagnata da un ulteriore ritiro delle forze israeliane da Gaza e dal rilascio di altri prigionieri palestinesi.
La terza e ultima fase dell’accordo prevede la restituzione delle salme degli ostaggi israeliani deceduti e l’avvio di un piano di ricostruzione per Gaza sotto supervisione internazionale.

L’intesa include anche l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco gestito da Stati Uniti, Egitto e Qatar.

Il clima, tra i palestinesi, è di cauto ottimismo. Comprensibile visti i morti mille e le perdite cui nessuno porrà rimedio e che, anzi, vengono ben viste da chi non distingue tra un civile e un terrorista.

Ascolta l’editoriale VIDEO di Fabio Duranti | 16 gennaio 2025

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