Ai primi di gennaio del 2025 le quotazioni del gas naturale ad Amsterdam hanno chiuso a quasi 50 euro per megawattora, riportandosi ai livelli dell’autunno del 2023 ma lontani comunque dai picchi post-invasione russa dell’Ucraina. Il rialzo è legato allo stop ucraino al transito russo, sebbene le autorità europee assicurino sulla sufficienza delle scorte. Attualmente i livelli di stoccaggio sono al 72% in Europa e al 78% in Italia. Comunque questi livelli di stoccaggio sono superiori alla media stagionale. Nonostante tutto ciò, la dipendenza del GNL, cioè del gas naturale liquefatto, viene importato dagli USA e dal Qatar e questo comporta ulteriori aumenti nei prezzi.
Davide Tabarelli, che è il presidente di Nomisma Energia, prevede, ascoltate un po’, per il 2025 un aumento della bolletta energetica di 250-300 euro per una famiglia media italiana e di 30.000 euro per un’impresa media italiana. L’Italia, critica Tabarelli, non ha investito nella produzione nazionale di gas affidandosi al costoso e anche inquinante GNL trasportato da migliaia di chilometri di lontananza.
Intanto lo stop al gas russo colpisce aree come la Transnistria, dove scuole e industrie sono ferme, e crea difficoltà in Slovacchia. Insomma, la situazione sottolinea la fragilità delle rotte energetiche europee e la necessità di strategie più sostenibili per il futuro e soprattutto più autonome. Perché gli alleati, che poi sono gli Stati Uniti, che alimentano l’instabilità e i costi crescenti per l’Europa? Viene da chiedersi se veramente gli interessi siano comuni o se i cosiddetti “interessi comuni” siano stati dimenticati.
L’impressione è che non ci sia alcuna unità nella, diciamo, Unione Europea e l’impressione è anche che ciascuno pensi ai propri interessi. Di fatto il risultato sarà che la bolletta energetica aumenterà di 250-300 euro per ogni famiglia e di 30.000 euro per ogni impresa.
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