Attualità

Le follie dell’UE anche sullo zucchero: “Censurano chi esprime un parere, non chi distorce le cose”

Negli ultimi giorni sta circolando con insistenza sui social una notizia secondo cui l’Unione Europea, dopo aver imposto nel 2004 l’uso delle bustine monodose di zucchero nei bar al posto delle zuccheriere, ora avrebbe deciso di vietarle a partire dal 12 agosto 2026. Una notizia presentata come l’ennesima contraddizione europea. Ma la realtà è più articolata e, soprattutto, molto meno sensazionale. Partiamo dal passato. Nel 2004 l’Unione Europea vieta le zuccheriere nei bar imponendo le bustine monodose per motivi igienici.

Ora esiste un nuovo regolamento europeo, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), che entrerà in applicazione il 12 agosto 2026 in tutti gli Stati membri, senza bisogno di leggi nazionali di recepimento. L’obiettivo di questo regolamento è ridurre i rifiuti da imballaggio e l’impatto ambientale dei prodotti monouso. Tra le misure previste, ci sono limitazioni per alcuni imballaggi monouso, inclusi quelli utilizzati nella ristorazione (come bustine di ketchup, maionese, zucchero, sale e simili). Qui nasce la principale distorsione dell’informazione. Il regolamento non vieta in modo indiscriminato tutte le bustine monodose. Il divieto riguarda soprattutto gli imballaggi realizzati con materiali plastici o non facilmente riciclabili.

Le bustine in carta riciclabile o compostabile, che rappresentano la maggior parte di quelle oggi utilizzate per lo zucchero, non rientrano automaticamente nel divieto. Dal 12 agosto 2026 le bustine di plastica o multistrato non riciclabile potrebbero essere vietate; bar e ristoranti potrebbero scegliere liberamente soluzioni ricaricabili (come zuccheriere o dispenser), soprattutto per ragioni economiche e ambientali. La narrazione secondo cui l’UE prima avrebbe imposto le bustine e ora le vieterebbe è fuorviante. Non c’è stata alcuna imposizione nel 2004, né un divieto totale nel 2026. Il nuovo regolamento interviene sugli imballaggi inquinanti, non sulle abitudini di consumo in quanto tali. Ancora una volta, il problema non è la norma in sé, ma il modo in cui viene raccontata.

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