Sergio Mattarella si appresta a pronunciare il suo decimo discorso di fine anno, un record nella storia della Repubblica Italiana. Questo messaggio, trasmesso a reti unificate alle 20:30 del 31 dicembre, è diventato una tradizione attesa da milioni di italiani.
Il discorso di fine anno si inserisce in una tradizione che risale al 1949 e rappresenta un momento di riflessione collettiva e di unità nazionale. È un’occasione per fare un bilancio dell’anno trascorso e delineare prospettive per il futuro. La parola del Presidente assume un significato particolare in questo contesto, offrendo una visione istituzionale sullo stato del Paese.
Nei suoi discorsi, Mattarella ha posto una forte enfasi sulla necessità di pace, specialmente in riferimento ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Il Presidente ha spesso lanciato appelli per una pace che vada oltre la mera cessazione delle ostilità, sottolineando l’importanza di difendere diritti e giustizia. In particolare, ha espresso il suo sostegno alla soluzione “due popoli, due Stati” per il conflitto israelo-palestinese.
Le problematiche del lavoro, inclusi precariato e sicurezza, sono state al centro dell’attenzione nei discorsi di Mattarella. Il Presidente ha dedicato particolare attenzione alle difficoltà dei giovani, specialmente in ambito occupazionale. Inoltre, ha più volte condannato fermamente i femminicidi e la violenza di genere.
Mattarella ha costantemente richiamato l’importanza della partecipazione civica e del contrasto all’astensionismo. Nei suoi discorsi, ha posto l’accento sul valore della libertà e del rispetto reciproco come fondamenti della società democratica.
Non mancano i punti d’ombra in particolari momenti della storia recente. Quelle parole forti contro chi liberamente sceglieva di non vaccinarsi in epoca covid risuonano con un’eco cupo e contraddittorio, soprattutto alla luce delle recenti rivelazioni sulla mancanza di studi scientifici che legittimassero davvero quegli obblighi resi tali da una classe politica fatalmente distratta: “Ecco perché ci aspettiamo le scuse per quella parentesi”.
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