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La trappola della transizione green frena le imprese a colpi di burocrazia e requisiti impossibili

Ormai da mesi si discute delle difficoltà legate al programma “Transizione 5.0”, pensato per sostenere gli investimenti innovativi e green delle imprese italiane. Nonostante siano disponibili 6,3 miliardi di euro in crediti d’imposta, finora solo pochi milioni sono stati effettivamente richiesti dalle aziende. Un successo molto limitato, dunque. Qual è il motivo? Un carico burocratico enorme e requisiti energetici difficilissimi da rispettare.

Per accedere agli incentivi, le imprese devono superare ben 16 passaggi amministrativi e dimostrare di ridurre i consumi energetici del 3-5%. Il presidente di Confindustria ha lanciato un allarme, evidenziando come queste regole, imposte dall’Unione Europea, frenino le imprese, proprio in un momento in cui la transizione energetica e la riduzione dei costi energetici sono cruciali. Un esempio emblematico riguarda le aziende che sostituiscono vecchi macchinari con altri più efficienti.

Anche se questi nuovi macchinari riducono i consumi per unità prodotta, la loro maggiore capacità produttiva porta comunque a un aumento del consumo totale. Un evidente paradosso: si cerca di risparmiare energia, ma alla fine se ne consuma di più.

Il presidente di Confindustria ha quindi proposto delle modifiche per rendere il programma più accessibile e meno complicato, ma la rigidità della normativa europea rimane un ostacolo difficilmente superabile. In sintesi, la transizione green imposta dall’Unione Europea promuoverebbe il risparmio energetico, ma attraverso regole così complesse e onerose da soffocare le imprese. Insomma, tra burocrazia e ideologia green, il rischio è che venga a mancare non tanto l’energia, quanto il buon senso.

Oltre a tutto ciò, viene trascurato un altro aspetto. Avendo lavorato per molti anni come esperto di finanza agevolata, posso dire che uno dei principali problemi di questi incentivi è che, una volta ottenuti, si viene sommersi da richieste di documentazione. Il livello di complicazione diventa tale che ci si pente persino di aver richiesto i contributi. Anche in passato, con agevolazioni come l’assistenza del Medio Credito Centrale, uno strumento di garanzia statale, lo Stato inviava lettere in cui chiedeva ulteriori documenti per dimostrare che l’azienda fosse effettivamente una piccola o media impresa.

Malvezzi Quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi

Valerio Malvezzi

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