Non si era forse mai discusso così tanto della presidenza semestrale del Consiglio UE.
Succede nel momento in cui alla cattedra c’è il primo ministro ungherese Viktor Orban, che mercoledì ha presentato in plenaria all’Europarlamento il suo programma per l’Europa. Le proposte ci sono e il premier parla e argomenta con tono disteso: lo stesso non si può dire per gli interventi successivi. Le accuse partono da Ursula von der Leyen, che incolpa l’Ungheria di essere “la porta di servizio per le interferenze straniere”. Si continua con gli eurodeputati presenti, che in generale entrano poco o nulla nel merito del programma presentato, procedendo invece a prendere di mira in maniera diretta il premier ungherese, accusato sistematicamente di essere un “autocrate”.
Non a caso più di qualcuno, anche lo stesso Orban (che poi ha replicato), si è lamentato del livello del dibattito.
Uno di questi è lo spagnolo Jorge Buxadé Villalba, dirigente di Vox in Spagna.
“Quanti europei hanno votato per la von der Leyen? Viene qui, insulta l’Ungheria e se ne va: ha abbandonato il dibattito! Vergogna a tutti coloro che hanno sostenuto Ursula von der Leyen in questo Parlamento. Questa non è la casa della democrazia, è la casa dell’ipocrisia demoniaca. Il discorso del Primo Ministro Orbán è una boccata d’aria fresca nell’atmosfera rarefatta di questo Parlamento: proteggere l’innocenza dei bambini, rendere sicure le frontiere, prevenire l’immigrazione di massa e ridurre le tasse, oltre a difendere la famiglia, il principio di sussidiarietà, la cooperazione, le comunità locali e la competitività delle imprese. Ed è vero: le donne camminano per strada in modo più sicuro a Budapest che a Bruxelles, a Parigi, a Berlino, a Londra o, purtroppo, a Madrid.
Se non foste così settari, vedreste nel governo ungherese un modo per costruire una buona vita“.
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