“Un’idea viene quando vai dal barbiere, dal sarto. Tra un anno non ci sarà né uno né l’altro“.
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet vede così il mondo dominato dall’intelligenza artificiale. In un’epoca in cui sempre più questo tipo di progresso ottiene consensi, è proprio dal dissenso e dal suo seme che deve partire la resistenza al mondo degli algoritmi.
Perché resistere? “Per non diventare robot”. Chiaramente in senso figurato, ma neanche troppo: “Prima di parlare occorre pensare, prima di pensare occorre leggere. Ormai non legge nessuno, ma tutti parlano, e la democrazia non vuol dire parole in libertà“.
La mancanza di idee è un buco che diventa terreno fertile per l’imperialismo dell’intelligenza artificiale nelle nostre menti. Come in quel famoso spot che incitava a chiedere all’assistente vocale una domanda di Storia, ma nulla è perduto.
“L’intelligenza artificiale si può ancora battere”. Come?
“Si tratta di un sistema che in fondo è conservativo. Niente più del gobbo che si trovata nei vecchi teatri: serviva a far seguire lo spartito. Carmelo Bene non seguiva lo spartito. Bisogna insegnare ai giovani a essere bastian contrari“.
Ascoltate l’intervista da Francesco Vergovich.
È l’argomento usato per giustificare l’obbligo vaccinale: l’immunità di gregge. Secondo Paolo Bellavite, medico ed…
Il gioco delle tre campanelle continua a presidiare il centro di Roma, nonostante blitz con…
La decima giornata di Serie A propone due appuntamenti centrali: il derby Milan-Inter e Juventus-Napoli.…
INTERVISTA A GIANNI PETRUCCI - Ottobre 2027 resta l’obiettivo dichiarato per la partenza di NBA…
Sapete quant’è stata l’inflazione negli ultimi anni? Quant’è stata la vera erosione del potere d’acquisto…
La gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, trentenne…