Borsellino e quegli ultimi attimi consapevoli: “Perché vi stupite se vi saluto?”

Il giorno che segue la morte di Giovanni Falcone nei pressi di Capaci, Paolo Borsellino è seduto dietro la sua scrivania della procura di Palermo per rimettersi a lavoro, con la lucida consapevolezza di un uomo che è stato condannato a morte ma continua imperterrito ad onorare con amore il proprio ruolo istituzionale e i propri ideali.
La figura di Paolo Borsellino come un supereroe che tenta con tutte le sue forza di liberare territori martoriati dalla mafia lascia spazio, negli ultimi giorni che precedono il suo assassinio, ad un uomo come gli altri, un uomo che ha paura, un uomo che ama le persone attorno a sé.

Un mese prima del suo assassinio un poliziotto della sua scorta chiede a Paolo Borsellino il motivo della sua agitazione, la risposta è quella di un animo buono, altruista: “Sono preoccupato per voi, perché so che è arrivato il tritolo per me e non voglio coinvolgervi”
Proprio in quei giorni alla procura di Palermo arriva un rapporto secondo cui Totò Riina ha intenzione di eliminare altre personalità dello stato, compreso Borsellino.

A nove giorni dalla strage di Via D’Amelio incontra in procura Don Cesare Rattoballi, il sacerdote che aveva celebrato il funerale di Giovanni Falcone e gli dice: “Devi confessarmi, mi preparo, non si sa mai”. Don Cesare lo confesserà nel suo ufficio tra le carte ed i documenti che probabilmente hanno cambiato la storia della lotta alla mafia in Italia per sempre.
Una settimana dopo questa confessione Paolo Borsellino, lasciando la procura per rientrare a casa, abbraccia uno ad uno tutti i suoi colleghi ed esclama ironicamente: “Perché vi stupite, non vi posso salutare?
A due giorni dal fatidico giorno, la sera, attraversando l’atrio della sua casa in Via Cilea, stringe a se e bacia don Ciccio, il portiere del palazzo. Proprio don Ciccio in seguito dichiarerà che quella fu la prima e l’ultima volta in cui ricevette un abbraccio da Paolo Borsellino.

In Via D’Amelio, moriva 32 anni fa Paolo Borsellino. Un eroe silenzioso e un uomo semplice, che amava il suo lavoro e i suoi ideali.
È bello morire per ciò in cui si crede, chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola“.

Redazione

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