Israele non accenna a cessare il fuoco a Gaza, anzi, amplifica il raggio d’azione e colpisce l’ambasciata iraniana a Damasco, in Siria. Quest’ultimo, dall’uccisione di Soleimani, è stato il raid più duro. Distrutta la residenza dell’ambasciatore e il consolato.
Dall’inizio dell’anno contiamo già cinque bombardamenti in tal senso, l’obiettivo non è nei confronti dei siriani bensì indirizzato verso Hezbollah (organizzazione paramilitare libanese alleata dell’Iran, ostile a Israele) o, appunto, a dinamiche legate all’Iran.
Il colpo è stato attribuito a Israele da Arabya (un’emittente televisiva saudita con sede a Riyadh).
“Condanniamo fermamente questo atroce attacco terroristico che ha preso di mira l’edificio del consolato iraniano a Damasco e ha ucciso numerosi innocenti”, afferma pubblicamente tra le macerie il Ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdad, assieme al Ministro degli Interni siriano. Washington sembra tremare. Rischio escalation?
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