“La mia vita da numero 10” è la biografia di un grandissimo del calcio: Evaristo Beccalossi. L’ex numero 10 dell’Inter ha raccontato ai microfoni di Ilario Di Giovambattista durante Radio Radio Lo Sport molti aneddoti e retroscena legati alla sua esperienza da fantasista nerazzurro e non solo. Durante la diretta arriva la sorpresa dell’amico di tanti anni Enrico Ruggeri, tifoso interista, che chiama in diretta per parlare col suo amico: “Aveva una classe tale che poteva permettersi qualsiasi cosa, l’atleta ideale non si incarna con la vita di Beccalossi”. Anche il dieci nerazzurro sul suo amico cantante ha da dire qualcosa: “Un amico senza alcun interesse, spontaneo in un mondo di plastica, lui sa veramente tutto di me”
Durante l’ora passata insieme Beccalossi ha parlato di molti momenti riportati nel suo libro scritto insieme ad Eleonora Rossi, come l’arrivo a Milano sponda nerazzurra:
“Per me parte tutto dall’Inter, mi consegnano la maglia numero 10 e sono partito subito in quarta, non mi pesava nulla, la maglia, lo stadio. I tifosi mi hanno adottato subito“.
“Non ero facile da gestire, devo ringraziare i miei compagni che mi hanno sempre sostenuto anche con la loro corsa per mettermi in condizione di esprimermi al meglio“.
“No, il primo che vedevo era Maradona, io parto dalla generazione dei Sivori e Rivera, al primo derby io che venivo dal paesino sono andato da lui e gli ho chiesto se potevo toccarlo. Avevo un grande legame con d’Amico, avevo degli amici a Sezze e ci siamo rivisti spesso. Una volta prima di una partita con la Lazio con Vincenzo ci siamo detti: vediamo chi fa più tunnel oggi. Io e lui davamo priorità alla fantasia. Ha sempre avuto tutta la mia stima”.
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