La causa ecologica si mescola a quella bellica.
All’Europarlamento si discuteva un paio di settimane fa, come solito, di ambiente. Ma stavolta collegato alla guerra in Ucraina.
A tutte le condanne e sanzioni lanciate alla Russia, l’Unione Europea propone di aggiungere quella di aver causato anche disastri ambientali.
In Plenaria non c’è troppo dissenso. C’è chi parla di ricostruzione “sostenibile” dell’Ucraina, di “Ucraina verde”, parlando poi anche di quanti soldi serviranno per una ricostruzione in salsa green. Qualcuno sintetizza così: “Le azioni della Russia in Ucraina possono essere chiaramente descritte come un ecocidio“. Ma soprattutto, c’è chi continua a ripetere che “l’Ucraina deve vincere”, “dobbiamo dimostrare a Putin che si sbaglia”. Una voce fuori dal coro però c’è, ed è quella di Mick Wallace, europarlamentare irlandese già noto ai più, forse per la sua tradizionale irriverenza verso il formale dress code delle istituzioni. Il suo intervento ricorda ai presenti perché risulta difficile parlare seriamente di danni ambientali con la NATO.
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