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Minaccia Digital Act: l’UE lo mette per iscritto ▷ “Moderare le fake news? No, cancellare!”

Tra Portafoglio d’Identità Digitale Europeo e Digital Service Act l’UE si assicura molti, troppi forse, diritti sulle libertà dei cittadini europei.
Se il primo strumento, annunciato da poco, servirà a “pagare” e a tenere tutte le informazioni personali possibili, il secondo garantisce di “moderare” i contenuti ritenuti di disinformazione. Ma proprio qui sta il punto: “Traduciamo: moderare vuol dire cancellare“, precisa Claudio Antonelli, vicedirettore de La Verità. E poi il dubbio sorge spontaneo. Chi decide quali contenuti possono essere considerato come una fake news? La risposta non sembra esserci neanche nell’articolo 91 della suddetta legge.

Infatti, come spiega Antonelli, non sembra essere ben specificato cosa può essere vero oppure no. E d’altronde è comprensibile: chi può anche solo sperare di poter possedere l’assoluta verità? La risposta non potrà vedere grossi risultati, a esclusione di qualche possibile spiegazione teologica. Filosofia a parte, pare che ad affiancare il DSA ci sarà una Commissione di “esperti”.
Un’idea qui è identificare un comitato europeo e ci sarà la battaglia sui poteri. Questo comitato prenderà decisioni per qualunque paese o poi dovrà fare riferimento a un’autorità sottostante?” Interrogativi senza risposta, dacché le decisioni non sono giunte al termine.

Altro diritto che questo comitato potrebbe avere? Antonelli fa ancora riferimento all’articolo 91.
Dice che nei momenti di emergenza il comitato potrà chiedere d’urgenza, entro tot ore, di intervenire su determinate fake news e moderarle“. Fa notare Francesco Borgonovo che “non puoi scrivere fake news ma non ti spiegano che cosa siano queste fake news“.
Ed è proprio il punto del problema: “E’ questa aleatorietà – dice Antonelli – che è estremamente pericolosa“.

Il tutto però potrebbe anche peggiorare. Oppure il dado potrebbe esser già tratto.
Da chi? Da un Decreto Legge fatto in pandemia, di quelli di sostegno. “Un articolo ha alterato tutto il concetto di privacy.
E’ un concetto tecnico, si chiama interoperabilità dei silos dati. Fino a prima il Ministero della Sanità acquisiva i dati sanitari.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze acquisiva i dati finanziari, ecc…In un decreto passato sotto silenzio si dà la possibilità di scambiare, senza dare una motivazione ex ante, tutti i nostri dati. Sottostante c’è un riferimento all’ISTAT, che a sua volta dà rimando a un altro link che dice ‘ecco quali sono gli enti che possono scambiarsi i dati’.
Tra l’altro questi enti possono essere modificati anche successivamente.
Scopri che i vari ministeri si scambiano i dati, ma ad esempio anche le società delle infrastrutture, le autostrade
“.

La domanda a distanza di due anni e mezzo che mi faccio ancora adesso, e per cui nessuno mi ha dato una risposta, è: perché questi enti devono scambiarsi a priori o possono scambiarsi tutti i nostri dati?

Redazione

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