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Inceneritore, il pericolo è nell’aria ▷ “A Copenaghen stanno già vedendo cosa può accadere a Roma”

Il termovalorizzatore di Santa Palomba sta per nascere. Il progetto portato avanti da Gualtieri dovrebbe vedere la sua realizzazione nel 2026, anche se qualche intoppo c’è stato.
Nelle ultime settimane infatti i tafferugli sul bando di gara sembra stiano nascondendo un aumento improvviso dei costi di produzione, anche se il comune smentisce. “Quanto ‘twittato’ dai fan dell’inceneritore di Roma, il ritardo nella pubblicazione del bando di gara imputato all’aumento dei costi di realizzazione superiori ai 700 milioni di euro inizialmente previsti, con conseguente aumento delle tariffe di conferimento, qualora fosse confermato, porta a comprendere due cose – dicono dal comitato No inceneritore a Santa Palomba – la prima è che per i romani non sarà affatto un ‘affare’ come il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessora Sabrina Alfonsi sbandierano da quasi un anno e mezzo a questa parte; la seconda è che Roma Capitale e Acea parlano tranquillamente come se la gara non dovesse più tenersi”.

Ma uno sguardo sul futuro della Città Eterna a inceneritore realizzato possiamo già vederlo.
Il porto di Copenaghen – ora inceneritore più grande d’Europa – è il porto dell’immondizia“, tuona il prof. Enrico Michetti, “nelle loro strade circola immondizia, ma non la loro, quella dell’Inghilterra. Questo perché loro devono tenere vivo l’ecomostro fino al 2032, con costi elevatissimi, quindi devono trovargli uno scopo“.
Un dettaglio da non trascurare, quello dello spegnimento del termovalorizzatore. Nel corso degli ultimi decenni gli inceneritori in Europa sono diminuiti sensibilmente a favore di altre soluzioni: “Andrebbe stimolata l’economia circolare. Compriamo carta dalla Francia, perché non produrcela da noi? Perché non rendere il rifiuto un prodotto?“.

Ma come si spiega tanto silenzio, se le soluzioni ci sono? “Attenti a non trascurare l’incompetenza che nasconde una soluzione veloce come l’inceneritore“.

Redazione

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