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I veri dati sul lavoro che imbarazzano la CGIL di Landini: difesa concreta? Non pervenuta

Oggi vorrei trattare del tema della difesa dei sindacati e delle classi dei lavoratori, prendendo ad esempio la CGIL e facendo un breve, molto sintetico riassunto dei risultati raggiunti nell’arco degli ultimi 4 anni, dal 2019, quando Maurizio Landini fu “apprezzato” da quasi il 93% degli elettori sindacali, per il suo eccezionale contributo alla causa.

Ebbene, nonostante le migliori intenzioni, quello che risulta poi nei dati effettivi è che i salari reali in Italia, cioè quelli, diciamo, “depurati”, insomma, considerando l’effetto inflattivo, sono scesi del 2,3%, dimostrando con questo il fatto che la difesa è stata una difesa teorica e non concreta. Con oltre il 50% di contratti collettivi scaduti, è evidente che anche sotto questo profilo le intenzioni non corrispondono effettivamente alle aspettative. E quindi il sindacato, noto per la sua rappresentanza che soprattutto negli ultimi tempi ha riguardato prevalentemente il mondo dei pensionati, ha dovuto poi aspettare un governo di centrodestra per un piccolo e del tutto assolutamente insufficiente bonus pensionistico.

Quindi il sindacato nel momento in cui semina scioperi e raccoglie pensionati, poi alla fine si trova di fronte a dei bilanci che non sono esaltanti, perché il vertice della CGIL diciamo che transitando in Parlamento in area PD ha votato a favore del Jobs Act, noto per lo smantellamento dello statuto dei lavoratori. Quindi le aspettative di un sindacato allineato politicamente forse non collimano sempre con quelle dei lavoratori. Ma il punto mio è il fatto che in Italia si è creata una contrapposizione che ormai non ha più molto senso storico.

Anche chi, come me ha letto Marx, sa bene che, per esempio, Marx ce l’aveva con i capitalisti, non con gli imprenditori.
E le due figure, se andiamo a vedere i grandi testi anche dell’economia aziendale, non coincidono più in Italia, ma ormai da molti decenni.

In Italia la gran parte dei piccoli e medi imprenditori non sono affatto capitalisti, sono persone che si indebitano in banca mettendo la propria fideiussione, la propria casa, i propri risparmi a garanzia, e poi dopo io non ho visto nella mia attività di consulenza persone che si divertono a licenziare o a perdere dei lavoratori. Naturalmente parlo di statistiche e non parlo della totalità: ci saranno dei casi chiaramente diversi. Ma nella stragrande maggioranza dei casi quello che serve in Italia invece è ritrovare una collaborazione, una politica di collaborazione tra i lavoratori e i piccoli e i medi imprenditori, perché sono i piccoli e i medi imprenditori, piaccia o non piaccia, che creano e mantengono i posti di lavoro, non lo Stato.

Malvezzi quotidiani – L’economia umanistica spiegata bene

Valerio Malvezzi

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