Su un terreno di gioco brufoloso come le guance di un sedicenne comincia l’avventura della guida tecnica di Luciano Spalletti per la Nazionale italiana, in quel di Skopje, dove né il CT né gli Azzurri hanno tempo a disposizione per abituarsi: bisogna vincere, per staccare i macedoni e risalire la china verso l’Ucraina che sarà la prossima avversaria, martedì prossimo a Milano, in una specie di spareggio per la seconda piazza nel Gruppo C.
Non mancano i rischi, arrivano le occasioni, in un primo tempo che l’Italia chiude dalle parti di Dimitrievski, con Cristante equilibratore tattico, Tonali e Barella incursori, Capitan Immobile punto di riferimento in avanti anche per le sponde. Spesso fuori giri Politano, nonostante i rifornimenti dalle retrovie, Mancini in testa. Si va al riposo aspettando l’ingresso di Zaniolo ma soprattutto con l’auspicio che l’intensità di Dimarco sia contagiosa per i compagni.
Il gol di Immobile arriva in apertura di ripresa dopo la semi volée di Barella spedita all’incrocio; poi saluta Mancini – ennesimo infortunio muscolare per la Roma -, quindi Zaccagni e Dimarco, per Scalvini – Gnonto – Dimarco. Nel frattempo, Bardhi ha azzeccato lo spacca – quindici su punizione lasciando Donnarumma dentro una polaroid vintage di impotente immobilità.
Avessimo vinto, avremmo scritto che di buono c’è stato solo il risultato. Al netto di qualche barlume di trame spallettiane, non possiamo fare nemmeno quello. Obbligatorio battere l’Ucraina martedì, ma servirà un’Italia più lucida, più fresca e più cattiva.
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