Come può il bene primario per eccellenza diventare anch’esso business?
Ce lo spiega un documentario Rai, ormai quasi introvabile, chiamato “Inventori di malattie“: al centro dell’inchiesta il mondo di Big Pharma.
Il presentatore e giornalista Silvestro Montanaro, conduttore del programma Rai “C’era una volta”, pone subito la questione su una sentenza che smuove non pochi dubbi: “Il malato oggi non è più un uomo, ma un consumatore“. Anche la salute, racconta il servizio, sarebbe da tempo sotto la stregua delle grandi case farmaceutiche, incantate dal modello capitalista del business.
E per farlo il servizio ci fa conoscere un ex vicepresidente del settore Marketing di Pfizer.
Peter Rost è ora uno scrittore, giornalista e consulente negli USA, dopo essere stato cacciato dalla casa farmaceutica per aver denunciato pubblicamente fatti molto delicati. “Ho definito il settore delle case farmaceutiche come una specie di mafia“, racconta Rost nel servizio, “se qualcuno prova a parlare apertamente di quello che succede in quel mondo, viene letteralmente mandato via a calci.
E quindi il settore farmaceutico si comporta e ha un potere sulla politica molto simile alla mafia“.
L’accusa dell’ex Pfizer si dirige nella direzione di pratiche illegali in merito al genotropin, un ormone della crescita ricombinante.
“Ho scoperto che l’azienda stava promuovendo il farmaco in modo illegale“.
E’ proprio questo che anche Montanaro ed il documentario in questione cerca di dire: essendo ormai l’uomo un consumatore, l’azienda del caso, per avere benefici materiali, di denari, deve allora inequivocabilmente alzare la richiesta.
Ma se la richiesta non c’è perché non c’è nessuna nuova malattia da curare?
“L’unica cosa che interessa a Wall Street è quanti utili in più farai l’anno successivo” – spiega il giornalista.
“Perciò si instaura una specie di circolo vizioso per cui i tuoi successi passati, l’enorme successo ottenuto con un farmaco importante, significano che devi fare ancora meglio con i nuovi farmaci, anche se non c’è niente in cantiere.
E ciò spinge le aziende a fare cose illegali“.
Lo spezzone di documentario Rai e la reazione di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale.
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