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La rivolta in Francia ci dovrebbe preoccupare: la strana lettera dell’Algeria ne rivela il motivo

Nicolas Sarkozy, parlando della gente delle banlieues, la definì “feccia”.
Evidentemente non ci aveva capito granché, almeno stando poi a quello che è successo dopo.
Tutti i presidenti francesi, hanno continuato a buttare soldi, parole a vuoto, e buonismo tanto al chilo nelle banlieues.
Oppure della rigidità, a fini elettorali. Perché poi, appunto, quando normali cittadini si arrabbiavano, allora arrivava il pugno duro.
Ma mai un vero e proprio controllo. Quello che è successo testimonia questa mancata gestione, o pessima gestione da parte della politica francese.

Il problema però si allarga, ed è una cosa piuttosto grave che dovrebbe preoccuparci non poco.
Su circa 1300 arresti, in realtà sono già di più, un terzo di questi arrestati sono minorenni. L’età media? 17 anni.
Qualcuno ha parlato quindi di “rivolta dei ragazzi“. E queste sono le amabili seconde, terze, quarte generazioni, no?
Da noi spesso si dice “i nuovi italiani”. Oppure si auspicano arrivi perché “non facciamo più figli”.
Ebbene il caso Francia, evidentemente, ci costringe un po’ a rileggere quella teoria della sostituzione etnica, ricorderete la polemica su Lollobrigida. Evidentemente ci sono migliaia e migliaia di persone che francesi non si sentono per niente, proprio per niente.
Ho raccontato oggi su La Verità una cosa curiosa che ci fa vedere come stiano davvero le cose.

Succede che dall’inizio dei disordini sono intervenuti ambasciata e Ministero degli Esteri dell’Algeria.
Sappiamo ovviamente del faticoso e travagliato rapporto storico dei due paesi.
L’Algeria si è sentita in dovere di fare dei comunicati, cioè di scrivere sostanzialmente al Governo francese una lettera strana in cui dice: “Dovete prendervi cura dei nostri cittadini”.
La conclusione può allora essere dimostrata: il problema è che tutti costoro, evidentemente non si sentono francesi.

La Francia ha accolto probabilmente milioni di persone provenienti dall’Algeria e dal Nord Africa e non è riuscita a “trasformarli“, a farli sentire francesi. Semplicemente perché in realtà non è possibile fare cose di questo genere. O è possibile a certe condizioni, sul lunghissimo periodo. Quello che è successo è che queste persone sono state per lo più confinate nelle banlieues, con una somma di atteggiamenti buonisti e un po’ ideologici.

Ora non sfuggirà che le persone delle banlieues, compresi tanti ragazzi che stanno facendo queste violenze, sono francesi di passaporto.
Ma è come se l’Algeria stessa li considerasse algerini. Quindi vedete: abbiamo una nazione in cui c’è una fascia della popolazione che si considera appartenente a un’altra cultura, addirittura ad un altro Stato.
Si sentono una nazione oppressa all’interno di un’altra nazione. E questo è il detonatore per tutte le peggiori esplosioni.

Francesco Borgonovo

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