“Il pluralismo che alimenta la vita democratica e le libertà degli italiani, garantito dalla Carta Costituzionale, è arricchito dalla presenza di un numero significativo di voci indipendenti che offrono ai cittadini la possibilità di soddisfare il diritto fondamentale di essere informati“.
A parlare è il Presidente Mattarella che così lancia un messaggio in occasione dei 70 anni dell’Unione Stampa Periodica Italiana.
Ma ciò che non torna sulla linea dei fact checkers è che l’Unione Europea non dà cenni di conferma sulle parole del Presidente della Repubblica.
“European Fact-Checking Standards Network” è il progetto europeo in atto per la lotta al “virus della disinformazione”, come viene assiduamente chiamata la lotta alle presunte fake news. “Dobbiamo fermare la disinformazione che mette in pericolo vite”: questa la posizione UE sul controllo delle informazioni da parte di terzi. Quel controllo che ora Mattarella condanna.
Ma le interpretazioni del suo messaggio potrebbero essere ben diverse da quello che potrebbero sembrare.
“Dichiarazioni fortissime – precisa Fabio Duranti – adesso abbiamo un alleato importante?“
“No – spiega Alessandro Meluzzi – semplicemente si arrabbia perché non c’è bisogno dell’OMS per reprimere.
Per espellere i medici dissenzienti sono sufficienti gli ordini dei medici nazionali. E dunque questi personaggi si arrabbiano perché gli viene tolto dalle mani il proprio giocattolo“. Lo scetticismo non manca riguardo le parole di Mattarella: “Che gli sia scappato a qualcuno?” – si chiede Alberto Contri.
“Ad esibire i buoni principi si fa presto.
Ma se abbiamo visto che la Presidente della Corte costituzionale si è messa sotto i piedi la Costituzione con la sentenza sul Green Pass, ma di cosa vogliamo parlare?“. L’ipotesi pare dire che una censura interna, in realtà, ci sia già.
E allora bisognerebbe chiedersi di nuovo il perché delle parole del Presidente Mattarella.
Giovanni Frajese segue la stessa linea di pensiero della suddetta ipotesi: “Questo comunicato nient’altro vuol dire che non saranno più i terzi a verificare le informazioni, ma sarà la struttura incaricata a farlo che agirà direttamente. Quindi no, non ci vedo niente di buono“.
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