Si è molto discusso, e ancora molto si seguita a discutere, della rovinosa caduta dell’arcobalenico vegliardo Joe Biden, Presidente della civiltà del dollaro e gran capo del suo imperialismo etico, con tanto di bombardamenti umanitari incorporati. Cosa è accaduto in concreto?
È accaduto che nel corso di una celebrazione ufficiale, Biden è sfortunatamente scivolato ed è caduto rovinosamente.
A dire il vero, non è neppure la prima volta che il presidente americano in carica dà segni di cedimento, forse dovuti alla vecchiaia. Ovviamente le scene in questione hanno fatto il giro del mondo e continuano a essere discusse con prospettive anche alquanto differenziate. Già in passato, ricorderete, Biden aveva colpito l’attenzione pubblica dacché aveva stretto la mano in realtà a un fantasma nessuno, quasi come se fosse convinto di parlare con qualcuno quando in realtà era solo.
Ci sia allora consentito svolgere due pur telegrafiche considerazioni, come usa dire “a volo d’angelo”, su questa vicenda.
Anzitutto, sul piano personale è d’uopo domandarsi se Biden ancora disponga della necessaria lucidità per poter esercitare un ruolo tanto rilevante, qual è indubbiamente quello di Presidente degli Stati Uniti d’America, vale a dire della più grande potenza del mondo che comanda l’intero pianeta e che pretende di ergersi a forza egemonica della globalizzazione neoliberale.
E’ allora realmente in grado Biden di svolgere questo ufficio? Ha la lucidità necessaria per poter seguitare a svolgere questo ruolo?
La seconda questione, non meno rilevante della prima, può così essere formulata: la rovinosa caduta del Presidente arcobaleno americano può essere letta simbolicamente, a mo’ di immagine perfetta di ciò a cui sta andando incontro l’impero del dollaro?
Detto altrimenti, si può forse intendere metaforicamente la rovinosa caduta di Biden come l’emblema paradigmatico dello scricchiolare dell’impero americano al cospetto dell’emergenza di nuove potenze sullo scacchiere globale?
Forse quella caduta può realmente essere letta anche sul piano simbolico, come il destino dell’impero Washingtoniano che ormai ha fatto il suo corso e si accinge forse a passare ad altre potenze il testimone?
Insomma, pare davvero che quella caduta, per come si è svolta e per come ha fatto il giro della rete e dei giornali, possa davvero essere letta come emblematica. Come se fosse l’immagine perfetta delle sorti dell’impero americano che ormai sta un poco alla volta venendo meno e che, come usa dire, nel momento della propria fine compie le peggiori malefatte.
E chissà che questa guerra con la Russia, e poi in prospettiva quella con la Cina, non debbano essere anche e forse soprattutto essere lette secondo questa chiave ermeneutica.
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