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Ora si scopre che i danni degli “Ecovandali” li paghiamo tutti

Vi ricordate i famosi, o forse sarebbe meglio dire famigerati ecoattivisti, quelli che nel nome dell’ambiente, andavano imbrattando e vanno tuttora imbrattando monumenti, opere d’arte e pareti? Ebbene adesso emerge una verità inquietante. Alcune delle loro imprese hanno delle conseguenze pesanti, oserei dire, per tutta la comunità. Segnatamente, si scopre ora che le malefatte degli eco ambientalisti, o meglio, eco vandali, vanno di fatto a costituire un vero e proprio peso per la comunità. Tutta nella misura in cui, una volta imbrattati i monumenti, i muri e le opere d’arte non tornano come erano con il semplice utilizzo dell’acqua, come pure era stato detto per rassicurare l’opinione pubblica.

Ricordate? Dicevano che in fondo erano gesti senza conseguenze dacché le loro malefatte potevano essere facilmente pulite con l’acqua. A parte il fatto che già lo spreco d’acqua non giustifica naturalmente queste azioni. Ma in ogni caso scopriamo che nemmeno basta l’acqua per pulire queste malefatte. Al contrario, per ripulire quelle nefandezze occorrerà intervenire impiegando i danari pubblici. Proprio così. Avete rettamente inteso: per ripulire gli imbrattamenti fatti idealmente dagli ecoattivisti in nome dell’ambiente bisognerà mettere mano alla spesa pubblica, vale a dire ai soldi di noi tutti come cittadini e come contribuenti. Toccherà dunque ai lavoratori e ai ceti medi pagare per questi gesti idioti. Non saprei definirli altrimenti compiuti da viziati abitatori delle Ztl.

Abitatori della Ztl che si credono rivoluzionari distruggendo le opere d’arte del patrimonio pubblico, cioè voglio sottolinearlo agendo nel modo più conformistico che si possa immaginare. Non è forse vero che il capitalismo pantoclasta nichilista, oggi mira a cancellare la cultura e a devastare l’arte? Chi lo asseconda, lungi dall’essere rivoluzionario, è per ciò stesso massimamente conformistico. Un epilogo rivelativo, una cosa ovvia, ma forse, per dirla con Hegel, non nota. Quale potrà mai essere la relazione fra il giusto principio del rispetto dell’ambiente e l’idiota gesto dell’imbrattare monumenti, statue e pareti? Sembra anzi ragionevole supporre che chi non rispetta le opere d’arte e i monumenti non possa poi neppure essere in grado di rispettare realmente l’ambiente che pure dice di voler difendere.

Un triste epilogo davvero quello della vicenda in questione che ci permette una volta di più di ribadire come l’odierno spirito del capitalismo pantoclasta distruttivo, si traduca anche in gesti insensati come questi che pure si fingono rivoluzionari. E questi ecoattivisti forse non dovrebbero nemmeno più essere appellati in tal guisa. Sarebbe più opportuno chiamarli per quello che realmente sono: ecovandali.

Diego Fusaro

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