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Nuovo disastro europeo: l’investimento comune non decolla e a pagare saremo noi

L’idea di un investimento comune europeo è già in panne, in quanto, se per incentivare gli investimenti privati e per eseguire direttamente gli investimenti pubblici i bilanci degli Stati dovranno svolgere un ruolo fondamentale, beh, in questo piano l’Unione Europea non ha un progetto né sa come finanziarlo senza danneggiare il mercato interno.
È evidente che questo fondo sovrano europeo incontra una serie di ostacoli di varia natura, tra cui le modalità di finanziamento, dove gli investitori stanno mostrando un minore apprezzamento verso i titoli europei.

D’altra parte, l’Unione Europea si trova a fronteggiare la conseguenza e la concorrenza con gli Stati Uniti. In modo particolare mi riferisco alle decisioni della Fed, dove con l’Inflation Reduction Act è stato varato un programma di sussidi federali alle imprese e alle famiglie con l’obiettivo di sviluppare un’industria basata su tecnologie verdi. Ma nel caso dell’Europa, affidare un piano di sussidi di tale entità ai singoli bilanci nazionali provocherebbe una frammentazione del mercato interno in cui sarebbe falsata la concorrenza tra imprese sussidiate e imprese private di aiuti, andando a distruggere il mercato unico. Cioè sarebbe folle questa transizione verde come la stanno pensando. Sul lato politico sono molti gli esponenti europei contrari, tra cui il premier olandese Rutte, che ha bocciato il progetto sostenendo che prima di varare una serie di fondi bisogna utilizzare quelli già esistenti.

Insomma, i soldi per il fondo sovrano non crescono nel campo dei miracoli, ma bisogna andare sui mercati, dove gli investitori non impazziscono per i bond di Bruxelles e ovviamente chiedono rendimenti crescenti.

Ora, qual è il commento? Il commento è che quando un investitore chiede un rendimento crescente su di un prodotto, quando il suo sistema di rating misura un rischio crescente (quindi vuol dire che non piacciono queste idee di transizione verde e che verranno a costare di più), come conseguenza se – come temo – saranno scaricate sui bilanci nazionali, si verificheranno due effetti.
Primo effetto: danneggiamento del nostro Paese nei confronti degli altri perché è una storia che abbiamo già visto, quindi sistematicamente gli altri saranno più bravi e più furbi di noi. Secondo effetto: ci sarà una competizione tra imprese finanziate e non finanziate anche all’interno dello stesso Paese per cui ci saranno imprese che, perché riempiono la casellina col flag, meritano di essere salvate, difese e incentivate e altre che invece no per ragioni politiche. Questa è una forte distorsione del mercato e quindi quelli che si definiscono liberisti, come vedete, non sono affatto liberali.

Malvezzi Quotidiani, l’economia umanistica spiegata bene

Valerio Malvezzi

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