6 aprile 2022: prima di Zaporizhzhia, prima dell’Azovstal, prima di Kharkiv e dell’offensiva ucraina di Kiev. L’europarlamentare irlandese Clare Daly si esprimeva duramente in sessione plenaria contro le sanzioni alla Russia ben prima di tanti eventi che però non cambiano il succo del suo messaggio, né i possibili risvolti sulla bolletta.
«Sono stufa di questo, a dire il vero» – dice al collega bulgaro Dzhambazki, che risponde con una reazione di stizza quando la collega afferma che la pace non si stabilisce sotto la minaccia delle armi, ma si ottiene con la diplomazia.
«Puoi dimenticare la storia del tuo continente, ma condividiamo un continente con la Russia. La Storia ci ha insegnato che le sanzioni non fermano i conflitti militari. Non portano pace. Fanno soffrire la gente, non gli oligarchi, la gente, il popolo russo ed europeo» – dice Daly indignata.
La reazione di Dzhambazki, dei Conservatori e Riformisti europei, alle parole di Daly – che invece fa parte del gruppo della Sinistra al Parlamento europeo – è la medesima. L’eurodeputata invita i paesi europei a smettere di inviare armi: il tema non è affatto quello della fazione da scegliere, ma quello di un conflitto da terminare. Uno scenario di cui oggi, nei media mainstream, non si fa quasi più nemmeno menzione.
«Più armi invieremo in Ucraina, più si trascinerà il conflitto. La tua finta simpatia è vuota, mi fa schifo, per essere onesta» – Angel Dzhambazki, spazientito, se la ride.
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