Grandi sospiri, grandi risate. Assistere a un’intervista in cui sia davvero garantita terzietà e obiettività dell’intervistatore è ormai una chimera. E non parliamo di reti minori, macché. Parliamo del famoso mainstream. Non ci credete? Provate ad andare a rivedere l’intervista – eseguita per par condicio – ai candidati di Italexit a Mezz’ora in più.
Nella trasmissione condotta da Lucia Annunziata una serie di commentatori del Tempo e del Corriere della Sera, anche se lo status elevato non impedisce di iniziare il focus con facce da sala teatrale (poco prima che si alzi il sipario): mezzi sorrisi, ironie, sospiri si consumano mentre Frajese, Paragone e Regoli provano a rispondere agli interrogativi dei giornalisti.
L’ironia della forma si percepisce anche nella sostanza: “Quindi non credete al virus?”, “dunque state dicendo che gli antinfiammatori erano vietati?”, “come è possibile uscire dall’Europa senza soccombere?”. Insomma, interrogativi in stile scolaretto che però posti da esponenti – ritenuti – autorevoli ottengono un effetto quasi di scherno e mettono l’interlocutore sotto una luce semiseria che in campagna elettorale è tutto fuorché professionale.
No, nessuno pretende che il giornalismo sia sempre anglosassone, ma c’è una via di mezzo tra le ironie dello studio della Annunziata e la terzietà che non commenta.
Lo sa bene il Prof. Alberto Contri, docente di Comunicazione Sociale e vecchia conoscenza degli studi della televisione di Stato: sentite come si è spiegato l’accaduto.
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