C’è un gran parlare in questi giorni del voto digitale, della possibilità cioè di esprimere la propria preferenza elettorale tramite lo sfruttamento di tecnologie ormai sempre più sofisticate. Un modo, questo, che garantirebbe una facilitazione nelle modalità di votazione, senza per forza doversi recare al seggio o, nel caso della raccolta firme di questa campagna elettorale, di dover tornare nel proprio comune di residenza. Come spesso accade, però, anche la tecnologia presenta due facce: da un lato, migliora la qualità della nostra vita, dall’altra nasconde dei rischi.
Lo sa bene Fabio Duranti, esperto di queste materie: “Oggi con la tecnologia si possono fare tantissime cose, ma attenzione perché abusarne significa mettere nelle mani di poche persone il potere su di noi. Le nuove tecnologie, da questo punto di vista, sono anche più infime perché nascondono l’abuso, l’hackeraggio e la falsificazione del dato. La firma messa da una persona su un pezzo di carta non potrà mai essere falsificata perché una perizia può facilmente smascherare se quel documento è stato toccato da qualcuno, quindi quella diventa una sorta di ad aeternum. Un dato digitale è l’esatto contrario: il suo hackeraggio e la sua trasformazione è senza tracce“.
Un tema, questo, che si fa ancora più complesso quando applicato al corpo umano: “Analogamente, le tecnologie per intervenire sul nostro corpo potrebbero creare problemi difficilmente identificabili perché oggi la tecnologia può permetterci anche di rivedere i canoni. La statistica ci viene in aiuto individuando un’eventuale correlazione“.
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