Il debito privato delle famiglie italiane è più che raddoppiato rispetto al periodo considerato. Si badi bene: non sto parlando di debito pubblico ma di debito privato. Nessuno o quasi pone l’accento su questa variabile, eppure è il più straordinario dato a nostra disposizione per comprendere il disastro sociale che si prefigura all’orizzonte in termini di sofferenza della povera gente. La domanda che dobbiamo porci per un dibattito morale sulle scelte economiche è semplice: si è ricercata l’efficienza, di per sé cosa giusta; ma a che prezzo? A che danno? E per chi? La risposta è chiara: il surplus dello Stato, per una nota la legge economica, collegato al concetto di saldi settoriali è pagato con il deficit del settore privato.
In realtà dovremmo dire le cose come stanno. Quei principi, che sono i principi ispiratori del mondo neoliberista, derivano dal mondo neoclassico, cioè da una visione imperiale inglese della fine del XIX secolo. Vengono spacciate come teorie economiche nuove, ma non è affatto così. Al di là delle opinioni, è un fatto che il debito pubblico è senz’altro aumentato, ma non in proporzione quanto il debito privato nello stesso periodo. Il debito privato cioè quello delle famiglie e delle imprese è quella parte di danno sociale che viene scaricato consapevolmente o spero non consapevolmente dal governo italiano nell’arco degli ultimi trent’anni. Ho il dubbio che molti nemmeno si siano resi conto di ciò che è stato fatto. La classe politica in generale quando crede alla favola del bisogna tagliare la spesa pubblica per fare il bene del paese o bisogna alzare le tasse per fare il bene del paese. Non si rende conto che quell’avanzo primario che viene creato da trent’anni è servito solo a pagare un sistema di interessi speculativi non dovuto a un sistema di banche private. E avendo il surplus del settore pubblico abbiamo mandato in deficit il settore privato. Il prezzo è stato pagato con il deficit del settore privato.
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