Bisogna ricordarlo ogni 25 aprile come sono andate le cose.
Dunque, da una parte c’erano quelli che stavano con la dittatura; ora fra questi ce n’erano anche di giovanissimi, tra i quali c’era anche chi aveva aderito all’ultimo minuto alla Repubblica di Salò (diciottenni, diciannovenni, gente davvero giovanissima). Per loro e per i loro morti una grande pietà.
Dall’altra parte c’era invece chi combatteva per la libertà, e ce n’erano di giovanissimi – pure tra loro – che però avevano scelto di andare contro la dittatura, non di aderire. Nel momento in cui si aderisce alla Repubblica di Salò i crimini del fascismo sono già più che chiari, lo erano da anni ma non c’è nessuna scusante per chi si è schierato allora con la dittatura. Dunque abbiamo, sì, pietà per i morti giovani di tutte due le parti (perché la pietà va data ad entrambi) ma non possiamo né dobbiamo, né vogliamo, equiparare il giudizio storico.
C’era chi stava dalla parte giusta, quella della libertà, e chi stava dalla parte sbagliata, quella della dittatura.
Non si possono equiparare quei morti, anche se la pietà va riservata a tutti. Quelli erano giovanissimi, come erano giovani gli altri; coloro i quali avevano scelto la strada della libertà.
Nessuna confusione, il 25 aprile è divisivo soltanto per chi ancora è nostalgico di quella parte lì, è divisivo soltanto per i fascisti. Gli altri, tutti insieme, hanno capito che quella è la vera data fondante d’Italia, più del 2 giugno: è il nostro 4 luglio, quello che altri Stati hanno riconosciuto in maniera univoca e omogenea da sempre.
Solo qui da noi qualche sparuto ma resistente gruppo continua a ritenerla una data divisiva, ma lo è soltanto per chi ancora oggi è un pochino nostalgico di quella dittatura (per fortuna quella è finita), e da noi il fascismo non è un’opinione, è un crimine.
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