La cappa di silenzio che ha avvolto i vaccini con lo scoppio della guerra è tanto rassicurante quanto inquietante. Si potrebbe pensare che mettere sotto al tappeto l’argomento riduca le possibilità di nuove mosse del Governo, nel senso di una quarta dose ravvicinata e di un ritorno all’obbligo generalizzato. In realtà, questa scomparsa delle inoculazioni dalle immagini su giornali e Tv potrebbero sortire un effetto di insabbiamento rispetto a ciò che sta accadendo.
Per gran parte della popolazione il periodo corrente viene affrontato con all’interno due o tre dosi di vaccino, per alcuni non coincide con un momento felice dal punto di vista della salute. Le reazioni alle sostanze continuano a emergere, ma con tutta l’attenzione spostata sull’Ucraina adesso non se ne parla più. E passano nel dimenticatoio anche le parole pronunciate più di tre mesi fa dal Ceo di Pfizer Alberto Bourla: “Sappiamo che due dosi di vaccino offrono una protezione limitata, forse nessuna”, aveva rivelato il dirigente in un’intervista a Yahoo Finance. Intanto per tutto questo tempo si è proseguita la campagna di somministrazione con un prodotto obsoleto, sorpassato dalle continue mutazioni del virus.
“Le tre dosi con un richiamo – prosegue Bourla – offrono una protezione ragionevole contro l’ospedalizzazione e il decesso, ma meno protezione contro l’infezione. Ora stiamo lavorando a una nuova versione dei vaccini, la v1.1 diciamo, che coprirà anche omicron e ovviamente stiamo aspettando di avere i risultati finali. Il vaccino sarà pronto a marzo”. Qualcosa sarà andato storto.
Il commento in diretta di Giovanni Frajese, Alberto Contri e Alessandro Meluzzi a Un Giorno Speciale, con Fabio Duranti.
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