Proseguono le vertenze in materia di obbligo vaccinale negli Stati Uniti, mentre in Canada si riversano in piazza a centinaia di migliaia: la novità degna di nota è che il canadese Justin Trudeau è il primo leader occidentale che fugge dalle proteste sorte per le restrizioni sanitarie che egli stesso ha firmato. Negli USA l’amministrazione Biden vorrebbe l’obbligo per i lavoratori, ma la Corte Suprema ha bocciato l’obbligo di vaccinazione per le aziende con più di 100 dipendenti. Intanto in Francia il Tar di Parigi sospende l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, tra le motivazioni annotate “l’offesa eccessiva, sproporzionata e non appropriata alla libertà individuale“.
Austria? L’obbligo vaccinale è stato prorogato a marzo e chissà, vista l’aria che tira, se sarà davvero così. Nei paesi anglosassoni neppure si redigono più articoli rilevanti riguardo le restrizioni. In effetti green pass e mascherine iniziano a essere un ricordo per quanto riguarda Irlanda e Regno Unito.
Poi c’è l’Italia, dove da febbraio scatta l’obbligo di vaccinazione per gli Over 50. Una volta la giustificazione alle restrizioni era “tutto il mondo lo fa, dobbiamo farlo anche noi!“. Adesso di questa motivazione non vi è più traccia, in compenso abbiamo un timido “siamo i primi a mettere in campo queste misure, dobbiamo essere orgogliosi!“.
Emblematico è stato in tal senso lo sfogo in diretta del direttore Ilario Di Giovambattista.
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