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Dillo alla Radio ▷ “Da oggi sono un fuorilegge”

C’è gente che, forse, non si rende neanche conto del livello di discriminazione raggiunto in Italia. Anestetizzati da continui decreti che hanno l’effetto di rendere sempre più normale una situazione descritta come emergenziale, la maggior parte dei cittadini non riesce a cogliere il significato di una vita con libertà compresse. Unica colpa? Non accettare una tessera che funge da lasciapassare per le attività sociali. Una sensazione provata da un ascoltatore che ha voluto esprimere il suo senso di frustrazione in un messaggio inviato alla nostra redazione.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un ascoltatore

Come molti da oggi sono un fuorilegge, la cosa grottesca è esserlo con la fedina penale intonsa, senza aver mai commesso alcun reato, eccezzion fatta per qualche multa automobilistica. Pensa pago anche le tasse. La sensazione è alquanto strana, indefinibile, quasi come se mi fossi svegliato da una sbornia, per certi versi irreale.
Purtroppo, è tutto vero, una sensazione di così forte stordimento ricordo di averla provata solo nel luglio del 1992 quando da Catania partì per andare a Palermo nella giornata in cui si celebrò il funerale del povero Paolo Borsellino, con la differenza però che quel giorno guardando la gente per strada, nei loro occhi, nelle loro espressioni, rivedevo il mio stesso sentimento, il mio stesso sgomento, la mia stessa incredulità.

Oggi non vedo nulla di tutto ciò, vedo ahimè facce tronfie, facce molto felici, vedo i miei colleghi, conoscenti, parenti ed ex amici quasi sadicamente giubilanti del fatto che da oggi debba essere costretto ad inocularmi; ti dirò mi fanno pena, e rabbia al contempo, riesco a percepire quanto il loro animo sia miserrimo, ognuno con la ragione della propria scelta, chi convinto, chi per opportunità personale, chi costretto.

Un tempo non avrei eccepito nulla, avrei profondamente rispettato il senso della loro scelta personale convinto che “il rispetto” fosse reciproco; oggi no, la reciprocità di questo sentimento è venuta meno, quando con il loro agire hanno permesso che io e la mia famiglia fossimo alienati socialmente (bar, ristoranti, cinema, teatri), lontani dai negozi, e dai centri commerciali e dulcis in fundo annientati dal mondo del lavoro. Onestamente non credo questo paese sia in grado di salvarsi da solo dopo due anni di balle, e dopo aver visto come le pedine politiche – Draghi alla presidenza del consiglio, Mattarella al Quirinale e Amato alla Consulta – siano state disposte sullo scacchiere, ritengo essere arrivati alla fine del gioco.

Che fare quindi? Noi abbiamo gettato la spugna troppo stanchi, avviliti, demoralizzati; naturalmente nessuno di noi procederà ad assumere questa terapia, abbiamo trovato la nostra scappatoia altrove, abbiamo compreso che per quanto questa cosa sia più grande di noi e sia globale, ci sono ancora piccoli spazi all’estero dover poter fare almeno un tentativo, per avere una vita normale, una vita fatta magari di piccole cose, ma che torni a riservarci qualche gioia, foss’anche una passeggiata al mare o un figlio libero di praticare uno sport amato”.

Redazione

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