Tanti osservatori già un anno fa avevano buttato una fiche sul suo nome: Mario Draghi. La chiamata del Presidente della Repubblica uscente Sergio Mattarella per la formazione di un Governo di unità nazionale aveva il sapore di una sorta di assegno da incassare proprio in questi giorni. Un passaggio che si potrebbe consumare in questa settimana, la prima e si spera anche l’ultima, di elezioni quirinalizie.
Il quadro all’apparenza si presenta più variopinto, aperto a diversi scenari. Il centro-destra ha presentato la sua rosa di nomi (Marcello Pera, Carlo Nordio, Letizia Moratti) che dovrebbe avere l’intento di ammorbidire la posizione del centro-sinistra e arrivare alla fumata bianca. Da un’altra prospettiva, invece, si potrebbe pensare che i candidati appena nominati siano stati fatti proprio per essere brucati, prolungare l’ansia da elezione e arrivare a quella che sarebbe l’unica via possibile: Mario Draghi.
Intanto il Premier ha avviato anche i suoi personali colloqui con i leader di partito per sciogliere il bandolo della matassa. Qualcuno ha interpretato questa mossa come una vera e propria autocandidatura che – va detto – non sarebbe appropriata. Un parere critico rispetto all’operato del banchiere lo ha espresso in diretta Alessandro Di Battista, attivista ed ex deputato del Movimento 5 Stelle.
Ecco l’intervista a Di Battista a Lavori in Corso, con Stefano Molinari.
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